"La gatta" di Giovanni Pascoli - Prosa della poesia

La gatta

Era una gatta, assai trita, e non era
d'alcuno, e, vecchia, aveva un suo gattino.
Ora, una notte, (su per il camino
s'ingolfava e rombava la bufera)
trassemi all'uscio il suon d'una preghiera,
e lei vidi e il suo figlio a lei vicino.
Mi spinse ella, in un dolce atto, il meschino
tra' piedi; e sparve nella notte nera.
Che notte nera, piena di dolore!
Pianti e singulti e risa pazze e tetri
urli portava dai deserti il vento.
E la pioggia cadea, vasto fragore,
sferzando i muri e scoppiettando ai vetri.
Facea le fusa il piccolo, contento.


Giovanni Pascoli


Trasformiamo il testo poetico in prosa


La trasformazione della poesia in prosa deve mantenere lo stesso argomento, la forma sarà diversa poiché mentre la poesia è in rime, la prosa non mantiene le rime. La trascriviamo in prosa perché questo ci permette di capire meglio il messaggio del poeta.


Era una gatta vecchia e non apparteneva a nessuno, aveva un gattino. Una notte di bufera mi fece accostare alla porta il suo miagolio.

Essa mi spinse tra i piedi il suo piccolo e scomparve nella notte buia.
La notte era piena di dolore. Il vento trasportava da lontano pianti, singhiozzi, risa e urla. La pioggia cadeva rumorosamente sui muri e sui vetri. Il gattino contento faceva le fusa.

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Antologia


Il testo poetico


Lettura e comprensione del testo


Il testo narrativo


La descrizione degli animali: schema del testo "Il mio cane"


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