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La leggenda della mimosa - Un racconto per l'8 marzo, festa della donna

La leggenda della mimosa Elena, una giovane donna, si innamorò del Sole, lo guardava attratta dalla bellezza dei suoi raggi e i suoi occhi lo guardavano rapiti dalla sua forza, dal suo calore. Ma il Sole non ricambiò tanto amore e la colpì con lance di fuoco. Lei continuava ad amarlo e lo cercava con lo sguardo. Pianse per giorni cercando di trasmettergli il bene che gli voleva. Ed ecco che le lacrime caddero sul terreno e si trasformarono in tanti piccoli e profumati fiori gialli. Nacque la mimosa, il fiore simbolo della donna. Ercole Bonjean    © Visualizza e stampa Potrebbero anche interessarti: Festa della donna Festa della mamma Festa del papà Racconti, poesie e filastrocche, del maestro Ercole Immagine: improntaunika

"E' maggio" poesia di Giovanni Pascoli

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E' maggio A maggio non basta un fiore Ho visto una primula: è poco. Vuol nel prato le prataiole: è poco: vuole nel bosco il croco. E' poco: vuole le viole; le bocche di leone vuole e le stelline dell'odore. Non basta il melo, il pesco, il pero. Se manca uno, non c'è nessuno. E' quando è in fiore il muro nero è quando è in fiore lo stagno bruno, è quando fa le rose il pruno, è maggio quando tutto è in fiore. Giovanni Pascoli Visualizza e stampa Ti potrebbero interessare: "Arriva la primavera" - Dettato - Analisi, comprensione, ed interpretazione del testo "La primavera" - Dettato - Analisi ed interpretazione del testo Racconto di primavera: "La pioggia e le farfalle" - Analisi, comprensione ed interpretazione, del testo Ritorna la primavera - Brano tratto da "Il Gigante Egoista" di Oscar Wilde - Lettura e comprensione del testo - Approfondimenti grammaticali Racconto di primavera: "I passeri chiacchieroni" Giacomo Leo

Giovanni Pascoli: poesie per la scuola primaria e media.

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Giovanni Pascoli è uno dei più eminenti esponenti della letteratura italiana di fine ottocento e primi del novecento. Le sue poesie, in particolare, rivelano una capacità interiore del sentimento poetico, legato alla natura. Nelle sue opere vi è un continuo richiamo alla sua infanzia e alle vicende legate alla morte del padre quando il poeta aveva solo undici anni. Nel sito propongo alcune delle sue poesie più famose che ancor oggi destano l'interesse dei giovani studenti. Eccovi i link relativi: X agosto - Prosa della poesia (per una classe quinta della scuola primaria) La gatta - Prosa della poesia Novembre La mia sera Il lampo Primavera Il tuono Ti potrebbero interessare: Il testo poetico: lettura e comprensione del testo Le poesie di Giacomo Leopardi Le poesie di Giosuè Carducci Le poesie di Gabriele D'Annunzio

"Il lampo", poesia di Giovanni Pascoli

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Il lampo E cielo e terra si mostrò qual era: la terra ansante, livida, in sussulto; il cielo ingombro, tragico, disfatto: bianca bianca nel tacito tumulto una casa apparì, sparì d'un tratto; come un occhio, che, largo, esterrefatto, s'aprì si chiuse, nella notte nera. Giovanni Pascoli Visualizza e stampa Ti potrebbero interessare: Le poesie Le filastrocche La raccolta dei temi Il testo narrativo Il testo descrittivo Il testo argomentativo Il testo poetico Il testo umoristico Scrittura creativa

"La mia sera", poesia di Giovanni Pascoli

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La mia sera Il giorno fu pieno di lampi; ma ora verranno le stelle, le tacite stelle. Nei campi c'è un breve gre gre di ranelle. Le tremule foglie dei pioppi trascorre una gioia leggiera. Nel giorno, che lampi! che scoppi! Che pace, la sera! Si devono aprire le stelle nel cielo sì tenero e vivo. Là, presso le allegre ranelle, singhiozza monotono un rivo. Di tutto quel cupo tumulto, di tutta quell'aspra bufera, non resta che un dolce singulto nell'umida sera. E', quella infinita tempesta, finita in un rivo canoro. Dei fulmini fragili restano cirri di porpora e d'oro. O stanco dolore, riposa! La nube nel giorno più nera fu quella che vedo più rosa nell'ultima sera. Che voli di rondini intorno! Che gridi nell'aria serena! La fame del povero giorno prolunga la garrula cena. La parte, sì piccola, i nidi nel giorno non l'ebbero intera. Nè io ... che voli, che gridi, mia limpida sera

"Il tuono", poesia di Giovanni Pascoli

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Il tuono E nella notte nera come il nulla, a un tratto, col fragor d'arduo dirupo che frana, il tuono rimbombò di schianto: rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo, e tacque, e poi rimareggiò rinfranto, e poi vanì. Soave allora un canto s'udì di madre, e il moto di una culla. Giovanni Pascoli Visualizza e stampa Ti potrebbero interessare: Le poesie Le filastrocche La raccolta dei temi Il testo narrativo Il testo descrittivo Il testo argomentativo Il testo poetico Il testo umoristico Scrittura creativa Ricordo alle colleghe ed ai colleghi che il motore di ricerca di Google, presente in Home page, permette di accedere a tutti i numerosi post pubblicati su tantissimi argomenti. Buona lettura!

"X agosto" di Giovanni Pascoli - Prosa della poesia (per una classe quinta della scuola primaria)

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X agosto San Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l'aria tranquilla arde e cade, perché sì gran pianto nel concavo cielo favilla. Ritornava una rondine al tetto: l'uccisero: cadde tra spini: ella aveva nel becco un insetto: la cena dei suoi rondinini. Ora è là, come in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano; e il suo nido è nell'ombra, che attende che pigola sempre più piano. Anche un uomo tornava al suo nido: l'uccisero: disse: Perdono; e restò negli aperti occhi un grido: portava due bambole in dono… Ora là, nella casa romita, lo aspettano, aspettano in vano: egli immobile, attonito, addita le bambole al cielo lontano. E tu, Cielo, dall'alto dei mondi sereni, infinito, immortale, oh! d'un pianto di stelle lo inondi quest'atomo opaco del Male! Giovanni Pascoli Prosa della poesia E’ San Lorenzo ed il poeta sa perché tante stelle solcano l’aria serena e cadono sulla T

"La gatta" di Giovanni Pascoli - Prosa della poesia

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La gatta Era una gatta, assai trita, e non era d'alcuno, e, vecchia, aveva un suo gattino. Ora, una notte, (su per il camino s'ingolfava e rombava la bufera) trassemi all'uscio il suon d'una preghiera, e lei vidi e il suo figlio a lei vicino. Mi spinse ella, in un dolce atto, il meschino tra' piedi; e sparve nella notte nera. Che notte nera, piena di dolore! Pianti e singulti e risa pazze e tetri urli portava dai deserti il vento. E la pioggia cadea, vasto fragore, sferzando i muri e scoppiettando ai vetri. Facea le fusa il piccolo, contento. Giovanni Pascoli Trasformiamo il testo poetico in prosa La trasformazione della poesia in prosa deve mantenere lo stesso argomento, la forma sarà diversa poiché mentre la poesia è in rime, la prosa non mantiene le rime. La trascriviamo in prosa perché questo ci permette di capire meglio il messaggio del poeta. Era una gatta vecchia e non apparteneva a nessuno, aveva un gattino. Una notte di bufera mi fece accostare

"Novembre" di Giovanni Pascoli

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Novembre Gemmea l'aria, il sole così chiaro che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, e del prunalbo l'odorino amaro senti nel cuore... Ma secco è il pruno, e le stecchite piante di nere trame segnano il sereno, e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante sembra il terreno. Silenzio, intorno: solo, alle ventate, odi lontano, da giardini ed orti, di foglie un cader fragile. E' l'estate fredda, dei morti. Giovanni Pascoli Visualizza e stampa Ti potrebbero interessare: Antologia Testo poetico Commemorazione dei defunti Le poesie Le filastrocche La raccolta dei temi Il testo narrativo Il testo descrittivo Il testo argomentativo Il testo umoristico Scrittura creativa

Primavera di Giovanni Pascoli

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Primavera Ed ecco che un susino bianco sbocciò sul verzicar del grano. Come un sol fiore gli sbocciò vicino un pesco, e un altro. I peschi del filare parvero cirri d'umido mattino. Uscìano le api. Ed or s'udiva un coro basso, un brusìo degli alberi fioriti, un gran sussurro, un favellar sonoro. Dicean del verno, si facean gl'inviti di primavera. Per le viti sole era ancor presto, e ne piangean, le viti, a grandi stille, in cui fioriva il sole. Giovanni Pascoli Visualizza e stampa Link correlati a questo post: La primavera Pasqua Il testo poetico Antologia Immagine: anna1062

"Gesù" di Giovanni Pascoli

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Gesù E Gesù rivedeva, oltre il Giordano, campagne sotto il mietitor rimorte, il suo giorno non molto era lontano. E stettero le donne in su le porte delle case, dicendo: Ave, Profeta! Egli pensava al giorno di sua morte. Egli si assise, all'ombra d'una mèta di grano, e disse: Se non è chi celi sotterra il seme, non sarà chi mieta. Egli parlava di granai ne' Cieli: e voi, fanciulli, intorno lui correste con nelle teste brune aridi steli. Egli stringeva al seno quelle teste brune; e Cefa parlò: Se così siedi, temo per l'inconsutile tua veste; Egli abbracciava i suoi piccoli eredi: - Il figlio - Giuda bisbigliò veloce - d'un ladro, o Rabbi, t'è costì tra 'piedi: Barabba ha nome il padre suo, che in croce morirà. - Ma il Profeta, alzando gli occhi - No -, mormorò con l'ombra nella voce, e prese il bimbo sopra i suoi ginocchi. Giovanni Pascoli Visualizza e stampa con Google Docs Ti potrebbero interessare: Il paese delle uova

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