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Tutti gli scritti del maestro Ercole

Tutti gli scritti del maestro Ercole: racconti, poesie, leggende, filastrocche, testi di vario tipo - I post per la scuola primaria e la scuola media inferiore

Chi sono Sono nato ad Ancona 70 anni fa ma imperiese d'adozione; è nella provincia di Imperia che ho maturato un'esperienza quarantennale nell'insegnamento (Ventimiglia alta, Sanremo San Bartolomeo, Arma di Taggia, e per ventidue anni a Imperia). Ora che sono in pensione mi dedico a questo blog, al piacere di scrivere, e ad insegnare il mio gioco preferito: gli scacchi. E' gratificante poter rilevare che i racconti, le poesie, le filastrocche, i testi di vario tipo, suscitino il vostro interesse ed apprezzamento, mi è di sprone a continuare in questa attività cercando di migliorarmi.  Racconti e descrizioni : La descrizione di un fenomeno naturale: "La bufera" (The storm) - La metafora nel testo descrittivo Perché si dice: "Vivi e lascia vivere" Perché si dice: "Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino" Perché si dice: "Chi dorme non piglia pesci"?   Perché si dice: "Aiutati che Dio t'aiuta"   P

Video lettura per i 700 anni della morte di Dante Alighieri: "Canto I dell'Inferno"

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  Il 2021 è l'anno del settecentenario della morte di  Dante Alighieri,  avvenuta a Ravenna, suo luogo d’esilio, nella notte tra il  13 e il 14 settembre del 1321 . Per le giornate dantesche vi leggo parte del I Canto dell'inferno: Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura! Tant’è amara che poco è più morte; ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai, dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte. Io non so ben ridir com’i’ v’intrai, tant’era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai. Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto, là dove terminava quella valle che m’avea di paura il cor compunto, guardai in alto e vidi le sue spalle vestite già de’ raggi del pianeta che mena dritto altrui per ogne calle. Ti potrebbe interessare: Il canale di didattica di youtube

Giornata dedicata a Dante Alighieri - Audiolibri di parte del I Canto dell'Inferno

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Oggi è la giornata dedicata a Dante Alighieri, padre della bellissima lingua italiana. Per ricordarlo il sito di didattica per la scuola primaria gli dedica la lettura di una parte del I Canto dell'Inferno: mirabile metafora della vita. Buon ascolto! Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura! Tant’è amara che poco è più morte; ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai, dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte. Io non so ben ridir com’i’ v’intrai, tant’era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai. Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto, là dove terminava quella valle che m’avea di paura il cor compunto, guardai in alto e vidi le sue spalle vestite già de’ raggi del pianeta che mena dritto altrui per ogne calle.

Dante Alighieri: Divina Commedia, VIII canto del Purgatorio - Prosa e commento per la scuola primaria e la scuola media

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Era già l'ora che volge il disio ai navicanti e 'ntenerisce il core lo dì c'han detto ai dolci amici addio; e che lo novo peregrin d'amore punge, se ode squilla di lontano che paia il giorno pianger che si more; Dante Alighieri (VIII canto del Purgatorio) Prosa Ed è giunta l'ora che volge al tramonto e il desiderio della terra lontana fa ripensare ai marinai, con nostalgia, agli amici a cui han detto addio; al calar del sole ritorna prepotente il desiderio degli affetti lontani, di tutto ciò che abbiamo di più caro. Commento In poche parole una miriade di emozioni. Nell'opera di Dante Alighieri è ricorrente il tema della vita come un viaggio e rappresenta il nostro essere di uomini che, come marinai, viaggiamo alla ricerca dell'eterno. Il giorno che sembra morire all'ora del tramonto è una magnifica metafora che ci fa pensare inevitabilmente alla fragilità, e nel contempo alla struggente bellezza, della condizione umana. Erco