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La leggenda della mimosa - Un racconto per l'8 marzo, festa della donna

La leggenda della mimosa Elena, una giovane donna, si innamorò del Sole, lo guardava attratta dalla bellezza dei suoi raggi e i suoi occhi lo guardavano rapiti dalla sua forza, dal suo calore. Ma il Sole non ricambiò tanto amore e la colpì con lance di fuoco. Lei continuava ad amarlo e lo cercava con lo sguardo. Pianse per giorni cercando di trasmettergli il bene che gli voleva. Ed ecco che le lacrime caddero sul terreno e si trasformarono in tanti piccoli e profumati fiori gialli. Nacque la mimosa, il fiore simbolo della donna. Ercole Bonjean    © Visualizza e stampa Potrebbero anche interessarti: Festa della donna Festa della mamma Festa del papà Racconti, poesie e filastrocche, del maestro Ercole Immagine: improntaunika

"La pianura in inverno" descrizione di Guy De Maupassant - Analisi del testo

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  La pianura in inverno La grande pianura è bianca, immobile e senza voce. Non un rumore, non un suono, tutta la notte la vita è spenta. Solo si ode l'urlo di un cane senza rifugio. Non più canzoni, non più fiori, non più verde: gli alberi spogli tendono al cielo i loro scheletri ovattati di neve. La luna è grande e pallida, si direbbe che ha freddo nel gran cielo austero. Guarda la terra e, vedendo tutto deserto, sembra che si affretti a lasciarci. Oh, come sono terribili queste notti per i piccoli uccelli! Un vento gelido corre fra gli alberi e i poveretti non possono dormire sulle loro zampette gelate. Guy De Maupassant Analisi del testo Questionario Cosa descrive l'autore? In quale periodo dell'anno? Quali rumori si odono nella notte? Qual è l'aspetto della natura in questa stagione? Com'è la luna? Com'è la vita per gli uccellini? Rispondo alle domande L'autore descrive la pianura in inverno. Non si ode nessun rumore. Si ode solo l'urlo di un cane. N

Un terribile inverno di Guy de Maupassant

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Un terribile inverno Quell'anno, l'inverno fu terribile. Sin dalla fine di novembre, dopo una settimana di brinate, aveva preso a nevicare. In una notte, la pianura rimase sepolta. Le masserie isolate, nelle loro corti quadrate, dietro le file dei grandi alberi brinati, sembravano addormentarsi sotto il cumulo di quel muschio bianco e leggero. Nessun rumore per la campagna immobile: soltanto i corvi, a stormi, descrivevano lunghe strisce nel cielo, cercando inutilmente di che mangiare, piombando tutti insieme sui campi e bazzicando. Nient'altro si udiva che il fruscio vago e continuo di quel pulviscolo che sempre cadeva. Per otto giorni interi continuò a nevicare, poi smise. E, per tre settimane, il cielo fu terso come un cristallo azzurro di giorno, e di notte tutto cosparso di stelle, che parevano cristalli di brina, tanto il vasto spazio si stendeva sullo specchio duro, unito e lucente della neve. Il piano, le siepi, gli olmi ai margini dei campi, tutto sem

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