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La leggenda della mimosa - Un racconto per l'8 marzo, festa della donna

La leggenda della mimosa Elena, una giovane donna, si innamorò del Sole, lo guardava attratta dalla bellezza dei suoi raggi e i suoi occhi lo guardavano rapiti dalla sua forza, dal suo calore. Ma il Sole non ricambiò tanto amore e la colpì con lance di fuoco. Lei continuava ad amarlo e lo cercava con lo sguardo. Pianse per giorni cercando di trasmettergli il bene che gli voleva. Ed ecco che le lacrime caddero sul terreno e si trasformarono in tanti piccoli e profumati fiori gialli. Nacque la mimosa, il fiore simbolo della donna. Ercole Bonjean    © Visualizza e stampa Potrebbero anche interessarti: Festa della donna Festa della mamma Festa del papà Racconti, poesie e filastrocche, del maestro Ercole Immagine: improntaunika

Racconto per la Festa della Mamma: unità didattica per la comprensione e l'interpretazione del testo. Scheda stampabile e gratuita.

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Per Amore Una povera mamma di quattro figli non faceva che lavare, pulire, far da mangiare tutto il giorno. Fasciava il bimbo di sette mesi, lavava il viso e le mani a quello di quattro anni; pettinava la bambina di sei, si sgolava dietro al bambino di otto.  Era tutto il giorno in faccende, e non si lamentava mai. Poveretta! - disse un giorno una donna. - lo non farei quella vita nemmeno per un milione al giorno. E io non la farei neppure per tutto l'oro del mondo - rispose la mamma, che aveva udito. E allora, perché la fate? - chiese l'altra. Per amore - rispose la mamma. Piero Bargellini Comprensione del testo Cosa pensi di questo brano? Sei riconoscente alla mamma per quello che fa? Cosa puoi fare per aiutare la mamma? Ricerca tutti i nomi e i verbi presenti nel testo "Per Amore". Nomi : mamma, figli, giorno, bimbo, viso, mani, bambina, bambino, faccende, donna, vita, milione,oro, mondo, amore. Verbi : faceva, lavare, pulire,

“Racconto di Carnevale” di Piero Bargellini

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Racconto di Carnevale Nelle vetrine di alcuni negozi, appaiono maschere di cartone, che sembrano fare sberleffi ai passanti. Il cartolaio vende stelle filanti e coriandoli.· Qualche ragazzo se ne riempie le tasche e, quando passa vicino ad un compagno, glieli getta addosso. Le bambine temono i coriandoli, che s'impigliano nei loro capelli lunghi. In Italia, alcune città hanno la loro maschera tradizionale: Torino c'è Gianduia; a Milano c'è Brighella; a Bergamo c'è Arlecchino; a Venezia c'è Pantalone; a Bologna c'è il dottor Balanzone; a Firenze c'è Stenterello; a Roma c'è Rugantino; a Napoli c'è PuIcinella. Ma la storia più bella è quella di Arlecchino, che era un bambino di Bergamo. L'ultimo giorno di Carnevale tutti i suoi amici si vestivano in maschera, con gli abiti cuciti dalle loro mamme. Arlecchino era figlio di una povera vedova, la quale non aveva neppure un braccio di stoffa, per cucire il vestito al suo bambino. Allora tutte le

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