DIDATTICA SCUOLA PRIMARIA

Didattica Scuola Primaria di Ercole Bonjean

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sabato 3 dicembre 2016

"Il pianeta degli alberi di Natale" di Gianni Rodari




Il pianeta degli alberi di Natale 

Dove sono i bambini che non hanno
l'albero di Natale
con la neve d'argento, i lumini
e i frutti di cioccolata?
Presto, presto, adunata, si va
nel pianeta degli alberi di Natale,
io so dove sta.

Che strano, beato Pianeta ...
Qui è Natale ogni giorno.
Ma guardatevi attorno:
gli alberi della foresta,
illuminati a festa, sono carichi di doni.
Crescono sulle siepi i panettoni,
i platani del viale
sono platani di Natale.
Perfino l'ortica,
non punge mica,
ma tiene su ogni foglia
un campanello d'argento
che si dondola al vento.

In piazza c'è il mercato dei balocchi.
Un mercato coi fiocchi,
ad ogni banco lasceresti gli occhi.
E non si paga niente, tutto gratis.
Osservi, scegli prendi e te ne vai.
Anzi, anzi, il padrone
ti fa l'inchino e dice: "Grazie assai,
torna ancora domani per favore:
per me sarà un onore ..."

Che belle le vetrine senza vetri!
Senza vetri, s'intende,
così ciascuno prende
quello che più gli piace e non si passa
mica alla cassa, perché
la cassa non c'è.

Un bel Pianeta davvero
anche se qualcuno insiste
a dire che non esiste ...
Ebbene se non esiste, esisterà:
che differenza fa?

Gianni Rodari

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Immagine: Bianconatale

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sabato 26 novembre 2016

Didattica scuola primaria: i post più popolari della settimana.





Di seguito i 10 post che hanno ottenuto il maggior numero di visualizzazioni della settimana. Eccovi i link relativi:
  1. L'albero di Natale (leggenda). Analisi del testo
  2. Argomenti stagionali: brevi unità didattiche relative all'autunno.
  3. I nomi concreti e i nomi astratti
  4. Grammatica italiana: i nomi
  5. Analizzare, comprendere ed interpretare una poesia di Natale: "Il pellerossa nel presepe"
  6. I nomi: maschile, femminile, singolare, plurale.
  7. Scienze classe seconda: l'acqua, il ciclo dell'acqua.
  8. Lo zampognaro di Gianni Rodari
  9. Un lavoretto facile, originale e creativo, per il prossimo Natale
  10. Testi utili per il riassunto
Ricordo alle colleghe ed ai colleghi che il motore di ricerca di Google, all'interno del sito, permette di accedere a tutti i numerosi post pubblicati su tantissimi argomenti. Buon fine settimana a tutti Voi!

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giovedì 24 novembre 2016

L'abete di Natale di Gianni Rodari




L'abete di Natale

Chi abita sull'abete
tra i doni e le comete?
C' è un Babbo Natale
alto quanto un ditale.
Ci sono i sette nani,
gli indiani, i marziani.
Ci ha fatto il suo nido
perfino Mignolino.
C'è posto per tutti,
per tutti c'è un lumino
e tanta pace per chi la vuole
per chi sa che la pace
scalda anche più del sole

Gianni Rodari


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mercoledì 16 novembre 2016

Il Gigante Egoista di Oscar Wilde: lettura e comprensione del testo, approfondimenti grammaticali.





Il Gigante Egoista: lettura e comprensione del testo (prima parte)

Ogni pomeriggio, terminata la scuola, i bambini andavano a giocare nel giardino del Gigante.
Era un grande, bellissimo giardino ricoperto di tenera erbetta verde. Qua e là sull'erbetta, spiccavano fiori simile a stelle; in primavera i dodici peschi si ricoprivano di fiori rosa e di perla, e in autunno, davano i frutti. Gli uccellini si posavano sugli alberi e cantavano così dolcemente che i bambini fermavano i loro giochi per ascoltarli.
- Come siamo felici qui!- si dicevano l'un l'altro.
Un giorno il Gigante ritornò. Era stato a far visita al suo amico, l'Orco della Cornovaglia, e vi era rimasto per sette anni.
Trascorso questo periodo, egli aveva detto tutto quel che aveva dire perché la sua conversazione era limitata, e quindi decise di ritornare al castello. Al suo arrivo vide i bambini che giocavano nel giardino.
- Che cosa state facendo voi qui?- esclamò con voce burbera, e i bambini scapparono.
- Il mio giardino è il mio giardino! - disse il Gigante - lo sappiano tutti: nessuno, all'infuori di me, può giocare qui dentro. Così costruì un alto muro tutto intorno e vi affisse un cartello:

CHIUNQUE OLTREPASSERA' QUESTO MURO SARA' PUNITO

Era una Gigante molto egoista.
Ora i poveri bambini non sapevano più dove giocare. Cercarono di giocare sulla strada, ma la strada era polverosa e piena di sassi aguzzi, e non piaceva a nessuno. Finita la scuola giravano attorno all'alto muro e parlavano del bel giardino.
- Com'eravamo felici! - dicevano tra di loro.
Poi venne la primavera, e dovunque, nella campagna, v'erano fiori e uccellini.
Solamente nel giardino del Gigante regnava ancora l'inverno.
Là gli uccellini non avevano il desiderio di cantare perché non c'erano bambini e gli alberi si dimenticarono di fiorire.
Soltanto un fiore bellissimo mise la testina fuori dall'erba, ma alla vista del cartello provò tanta pietà per i bambini che si ritrasse e si riaddormentò. Solo la Neve e il Gelo erano contenti.
- La Primavera si è dimenticata di questo giardino – esclamarono - perciò potremo restare qui tutto l'anno.
La Neve ricoprì l'erba con il suo grande mantello bianco e il Gelo dipinse d'argento tutti gli alberi.
Poi invitarono il vento del nord a starsene con loro, e quello arrivò. Era ravvolto in pellicce e tutto il giorno ululava per il giardino rovesciando i comignoli con i suoi potenti soffi.
- E' un angolo delizioso - disse - dobbiamo invitare anche la Grandine a raggiungerci qui.
Così la Grandine venne. Tre ore al giorno picchiò sul tetto del castello finché spezzò le tegole, poi si mise a correre veloce per il giardino.
Era vestita di grigio, e il suo fiato era freddo come il ghiaccio.
- Non riesco a capire perché la Primavera tardi tanto a venire - disse il Gigante Egoista mentre, seduto presso la finestra, guardava il suo giardino gelato e bianco:
- Speriamo che il tempo cambi.
Ma la Primavera non venne mai e nemmeno l'Estate. L'Autunno diede frutti d'oro a tutti i giardini, ma nemmeno uno a quello del gigante.
Lì era sempre inverno e il vento del Nord, la Grandine, il Gelo e la Neve danzavano tra gli alberi.

Oscar Wilde (prima parte)

Analisi del testo
  1. Cosa facevano i bambini terminata la scuola?
  2. Com'era il giardino del Gigante?
  3. Perché i bambini erano felici?
  4. Cosa accadde quando tornò il Gigante?
  5. Cosa scrisse il Gigante sul cartello?
  6. Perché nel giardino del Gigante non arrivava la primavera?
  7. Chi arrivò al posto della primavera?
  8. Cosa fecero la neve e il gelo?
  9. Chi invitarono la neve e il gelo nel giardino del Gigante?
  10. Quale stagione rimase nel giardino del Gigante?
Approfondimenti grammaticali
  • Sottolinea, con colori diversi, i nomi e gli aggettivi presenti nel testo.
  • Illustra la storia con alcuni disegni in ordine di tempo.
  • Ricerca sul vocabolario le parole che non conosci.
Il Gigante Egoista: lettura e comprensione del testo (seconda parte)

Una mattina il Gigante se ne stava a letto quando udì una dolce musica. Era una musica che risuonava tanto dolce alle sue orecchie che pensò fossero di musicanti del re che passavano nelle vicinanze. In realtà era solo un piccolo fanello che cantava fuori dalla sua finestra, ma da tanto tempo non udiva un uccellino cantare nel suo giardino, che gli sembrò la più meravigliosa melodia del mondo.
La Grandine cessò di danzare sulla sua testa, il Vento del Nord smise di fischiare e un profumo delizioso giunse attraverso la finestra aperta.
- Credo che finalmente la primavera sia venuta - disse il gigante; balzò dal letto e guardò fuori.
E cosa vide? Una visione meravigliosa. I bambini erano entrati attraverso un'apertura del muro e sedevano sui rami degli alberi.
Su ogni albero che il gigante poteva vedere c'era un bambino. Gli alberi, felici di riavere i bambini, s'erano ricoperti di fiori e dolcemente poggiavano i rami sulle loro testoline.
Gli uccellini svolazzavano qua e là cinguettando felici e i fiori sbucavano ridenti dall'erba. Era una scena incantevole. Solo in un angolo del giardino regnava ancora l'inverno.
Era l'angolo più remoto del giardino, e là il gigante vide un bambino. Era tanto piccolo che non riusciva a raggiungere i rami di un albero e vi girava intorno piangendo amaramente.
Il povero albero era ancora coperto di ghiaccio e di neve e sopra di esso il Vento del Nord ululava sopra di lui.
- Arrampicati, piccino! - disse l'albero e piegò i suoi rami quanto più poté: ma il bambino era troppo piccolo.
A quella vista il cuore del Gigante si intenerì.
- Come sono stato egoista! - si disse. - Ora so perché la primavera non voleva venire qui.
Farò salire quel bambino in cima all'albero poi abbatterò il muro di cinta e il mio giardino sarà, per sempre, il parco dei giochi dei bambini.
Era profondamente pentito per quanto aveva fatto.
Scese furtivamente le scale, aprì piano piano la porta e uscì nel giardino. Ma quando i bambini lo videro, si spaventarono tanto e fuggirono via, e nel giardino tornò di nuovo l'inverno. Solo il piccolo bimbo non scappò; i suoi occhi erano così colmi di lacrime che nemmeno vide venire il gigante. E il Gigante giunse di soppiatto dietro a lui, lo prese con delicatezza nella sua mano e lo mise sull'albero. E immediatamente l'albero fiorì, gli uccellini cominciarono a cantare tra i rami, e il bambino gettò le braccia al collo del gigante e lo baciò.
E gli altri bambini vedendo che il gigante non era più cattivo, ritornarono correndo e con loro tornò la Primavera.
- Ora questo giardino è vostro, bambini - disse il Gigante e, presa una grossa scure, abbatté il muro.
E a mezzogiorno la gente che andava al mercato vide il gigante giocare con i bambini nel giardino più bello del mondo. Tutto il giorno giocarono e la sera i bambini salutarono il Gigante.
- Dov'è il vostro piccolo amico? - chiese: - il bambino che ho fatto salire sull'albero?-
Il Gigante l'amava più di tutti, perché il piccino l'aveva baciato.
- Non lo sappiamo - risposero i bambini - se n'è andato.
- Dovete dirgli che domani deve assolutamente venire - disse il Gigante.
Ma i bambini risposero che non sapevano dove abitasse e che prima non l'avevano mai veduto, e il Gigante si sentì molto triste.
Ogni pomeriggio, terminata la scuola, i bambini venivano a giocare con il Gigante. Ma il piccolo bambino che il Gigante amava non si vide più.
Il Gigante era molto buono con tutti i bambini, ma sentiva la mancanza del suo piccolo amico e parlava spesso di lui.
- Come mi piacerebbe rivederlo - ripeteva.
Gli anni passarono, e il Gigante divenne molto vecchio e debole. Non poteva più giocare né correre così se ne stava in una grande poltrona e osservava i bambini intenti a giocare e ammirava il giardino.
-Ho molti bellissimi fiori – diceva - ma i bambini sono i fiori più belli.
Una mattina d'inverno, mentre si vestiva, guardò fuori dalla finestra. Ora non odiava più l'Inverno, perché sapeva che era soltanto la Primavera addormentata e che i fiori si stavano riposando.
Ad un tratto si fregò gli occhi sorpreso e si mise a guardare con intensità.
E vide una qualcosa di straordinario. Nell'angolo più remoto del giardino c'era un albero interamente ricoperto di delicati fiori bianchi. I suoi rami erano tutti d'oro, e da essi pendevano frutti d'argento, e ai suoi piedi c'era il bimbo ch'egli aveva tanto amato. Il Gigante scese di corsa e pieno di gioia, uscì nel giardino. Quando s'avvicinò al bambino il suo volto diventò rosso per la collera, e chiese:
- Chi ha osato ferirti?
Sulle palme delle mani il bambino aveva il segno di due chiodi sulle mani come pure sui piedini.
- Chi ha osato ferirti? - gridò il gigante - dimmelo e io impugnerò la mia grossa spada e lo ucciderò.
- No - rispose il bambino - queste sono le ferite dell'Amore.
-Chi sei tu? - chiese il Gigante, e uno strano senso di reverenza s'impadronì di lui e s'inginocchiò dinanzi al bambino.
Il bambino gli sorrise e disse:
- Un giorno tu mi hai lasciato giocare nel tuo giardino, oggi tu verrai con me nel mio, che è il Paradiso.
E quando quel pomeriggio i bambini entrarono di corsa nel giardino, trovarono il Gigante che giaceva morto ai piedi dell'albero, tutto ricoperto di candidi fiori.

Oscar Wilde

Analisi del testo
  1. Cosa udì il Gigante una mattina? Cosa vide dalla finestra?
  2. Per quale motivo era tornata la primavera?
  3. Perché in un angolo del giardino regnava ancora l'inverno?
  4. Cosa comprese il Gigante?
  5. Perché i bambini scapparono alla vista del Gigante?
  6. Chi non scappò? Perché?
  7. Cosa fece il Gigante?
  8. Perché tutti i bambini tornarono a giocare nel giardino del Gigante?
  9. Perché il Gigante si sentiva triste?
  10. Chi vide il Gigante?
  11. Perché il Gigante fu preso dalla rabbia?
  12. Chi era il bambino?
  13. Cosa promise al Gigante?
  14. Cosa videro i bambini quel pomeriggio quando entrarono nel giardino?
Approfondimenti grammaticali
  • Sottolinea, con colori diversi, i nomi e gli aggettivi presenti nel testo.
  • Illustra la storia con alcuni disegni in ordine di tempo.
  • Ricerca sul vocabolario le parole che non conosci.
(e.b.)

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Lettura e comprensione del testo

Antologia

Racconti, poesie e filastrocche, del maestro Ercole

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martedì 15 novembre 2016

Carta del docente




All'indirizzo http://www.istruzione.it/news121116.html  sono state pubblicate  le modalità per utilizzare i 500 Euro della "Carta del docente".

Immagine: Gilda Venezia

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domenica 13 novembre 2016

Le favole di Esopo: percorsi educativo didattici di apprendimento




Nel sito di didattica per la scuola primaria sono presenti alcune favole di Esopo, relative alla lettura ed alla comprensione del testo, che riscuotono l'interesse delle lettrici e dei lettori. Eccovi l'elenco dei link attualmente (verrà di volta in vota aggiornato) a Vostra disposizione:

Il lupo e l'agnello

La zanzara e il leone

La volpe e l'uva

I due cani

La ricompensa del lupo

Il cammello, l'elefante, la scimmia

Il cavallo e l'asino

Il leone e il topo

La cornacchia e la brocca

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Immagine:  dreamstime


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"I vestiti nuovi dell'imperatore" di Hans Christian Andersen - Lettura e comprensione del testo

I vestiti nuovi dell'imperatore

C'era una volta un imperatore che amava così tanto la moda da spendere tutto il suo denaro soltanto per vestirsi con eleganza. Non aveva nessuna cura per i suoi soldati, né per il teatro o le passeggiate nei boschi, a meno che non si trattasse di sfoggiare i suoi vestiti nuovi: possedeva un vestito per ogni ora del giorno, e mentre di solito di un re si dice: "È nella sala del Consiglio", di lui si diceva soltanto: "È nel vestibolo". Nella grande città che era la capitale del suo regno, c'era sempre da divertirsi: ogni giorno arrivavano forestieri, e una volta vennero anche due truffatori: essi dicevano di essere due tessitori e di saper tessere la stoffa più incredibile mai vista. Non solo i disegni e i colori erano meravigliosi, ma gli abiti prodotti con quella stoffa avevano un curioso potere: essi diventavano invisibili agli occhi degli uomini che non erano all'altezza della loro carica, o che erano semplicemente molto stupidi. "Quelli sì che sarebbero degli abiti meravigliosi!", pensò l'imperatore: con quelli indosso, io potrei riconoscere gli incapaci che lavorano nel mio impero, e saprei distinguere gli stupidi dagli intelligenti! Devo avere subito quella stoffa!". E pagò i due truffatori, affinché essi si mettessero al lavoro. Quei due montarono due telai, finsero di cominciare il loro lavoro, ma non avevano nessuna stoffa da tessere. Chiesero senza tanti complimenti la seta più bella e l'oro più brillante, se li misero in borsa, e continuarono a così, coi telai vuoti, fino a tarda notte. "Mi piacerebbe sapere a che punto stanno con la stoffa!", pensava intanto l'imperatore; ma a dire il vero si sentiva un po' nervoso al pensiero che una persona stupida, o incompetente, non avrebbe potuto vedere l'abito. Non che lui temesse per sé, figurarsi: tuttavia volle prima mandare qualcun altro a vedere come procedevano i lavori. Nel frattempo tutti gli abitanti della città avevano saputo delle incredibili virtù di quella stoffa, e non vedevano l'ora di vedere quanto stupido o incompetente fosse il proprio vicino. "Manderò dai tessitori il mio vecchio e fidato ministro", decise l'imperatore, "nessuno meglio di lui potrà vedere che aspetto ha quella stoffa, perché è intelligente e nessuno più di lui è all'altezza del proprio compito". Così quel vecchio e fidato ministro si recò nella stanza dove i due tessitori stavano tessendo sui telai vuoti. "Santo cielo!", pensò, spalancando gli occhi, "Non vedo assolutamente niente!" Ma non lo disse a voce alta. I due tessitori gli chiesero di avvicinarsi, e gli domandarono se il disegno e i colori erano di suo gradimento, sempre indicando il telaio vuoto: il povero ministro continuava a fare tanto d'occhi, ma senza riuscire a vedere niente, anche perché non c'era proprio niente.

"Povero me", pensava intanto, "ma allora sono uno stupido? Non l'avrei mai detto! Ma è meglio che nessun altro lo sappia! O magari non sono degno della mia carica di ministro? No, in tutti casi non posso far sapere che non riesco a vedere la stoffa!" "E allora, cosa ne dice", chiese uno dei tessitori."Belli, bellissimi!", disse il vecchio ministro, guardando da dietro gli occhiali. "Che disegni! Che colori! Mi piacciono moltissimo, e lo dirò all'imperatore.""Ah, bene, ne siamo felici", risposero quei due, e quindi si misero a discutere sulla quantità dei colori e a spiegare le particolarità del disegno. Il vecchio ministro ascoltò tutto molto attentamente, per poterlo ripetere fedelmente quando sarebbe tornato dall'imperatore; e così fece. Allora i due truffatori chiesero ancora soldi, e seta, e oro, che gli sarebbe servito per la tessitura. Ma poi infilarono tutto nella loro borsa, e nel telaio non ci misero neanche un filo. Eppure continuavano a tessere sul telaio vuoto. Dopo un po' di tempo l'imperatore inviò un altro funzionario, assai valente, a vedere come procedevano i lavori. Ma anche a lui capitò lo stesso caso del vecchio ministro: si mise a guardare, a guardare, ma siccome oltre ai telai vuoti non c'era niente, non poteva vedere niente. "Guardi la stoffa, non è magnifica?", dicevano i due truffatori, e intanto gli spiegavano il meraviglioso disegno che non esisteva affatto. "Io non sono uno stupido!", pensava il valente funzionario. "Forse che non sono all'altezza della mia carica! Davvero strano! Meglio che nessuno se ne accorga!" E così iniziò anche lui a lodare il tessuto che non riusciva a vedere, e parlò di quanto gli piacessero quei colori, e quei disegni così graziosi. "Sì, è davvero la stoffa più bella del mondo", disse poi all'imperatore. Tutti i sudditi non facevano che discutere di quel magnifico tessuto. Infine anche l'imperatore volle andare a vederlo, mentre esso era ancora sul telaio. Si fece accompagnare dalla sua scorta d'onore, nella quale c'erano anche i due ministri che erano già venuti, e si recò dai due astuti imbroglioni, che continuavano a tessere e a tessere... un filo che non c'era. "Non è forse 'magnifique'?", dicevano in coro i due funzionari; "Che disegni, Sua Maestà! Che colori!", e intanto indicavano il telaio vuoto, perché erano sicuri che gli altri ci vedessero sopra la stoffa. "Ma cosa sta succedendo?", pensò l'imperatore, "non vedo proprio nulla! Terribile! Che io sia stupido? O magari non sono degno di fare l'imperatore? Questo è il peggio che mi potesse capitare!" "Ma è bellissimo", intanto diceva. "Avete tutta la mia ammirazione!", e annuiva soddisfatto, mentre fissava il telaio vuoto: mica poteva dire che non vedeva niente! Tutti quelli che lo accompagnavano guardavano, guardavano, ma per quanto potessero guardare, la sostanza non cambiava: eppure anch'essi ripeterono le parole dell'imperatore: "Bellissimo!", e gli suggerirono di farsi fare un abito nuovo con quella stoffa, per l'imminente parata di corte.

"'Magnifique'!, 'Excellent'!", non facevano che ripetere, ed erano tutti molto felici di dire cose del genere. L'imperatore consegnò ai due imbroglioni la Croce di Cavaliere da tenere appesa al petto, e li nominò Grandi Tessitori. Per tutta la notte prima della parata di corte, quei due rimasero alzati con più di sedici candele accese, di modo che tutti potessero vedere quanto era difficile confezionare i nuovi abiti dell'imperatore. Quindi fecero finta di staccare la stoffa dal telaio, e poi con due forbicioni tagliarono l'aria, cucirono con un ago senza filo, e dissero, finalmente: "Ecco i vestiti, sono pronti!" Venne allora l'imperatore in persona, coi suoi più illustri cavalieri, e i due truffatori, tenendo il braccio alzato come per reggere qualcosa, gli dissero: "Ecco qui i pantaloni, ecco la giacchetta, ecco la mantellina..." eccetera. "Che stoffa! È leggera come una tela di ragno! Sembra quasi di non avere indosso nulla, ma è questo appunto il suo pregio!" "Già", dissero tutti i cavalieri, anche se non vedevano niente, perché non c'era niente da vedere. "E ora", dissero i due imbroglioni, se Sua Maestà Imperiale vorrà degnarsi di spogliarsi, noi lo aiuteremo a indossare questi abiti nuovi proprio qui di fronte allo specchio!" L'imperatore si spogliò, e i due truffatori fingevano di porgergli, uno per uno, tutti i vestiti che, a detta loro, dovevano essere completati: quindi lo presero per la vita e fecero finta di legargli qualcosa dietro: era lo strascico. Ora l'imperatore si girava e rigirava allo specchio. "Come sta bene! Questi vestiti lo fanno sembrare più bello!", tutti dicevano. "Che disegno! Che colori! Che vestito incredibile!" "Stanno arrivando i portatori col baldacchino che starà sopra la testa del re durante il corteo!", disse il Gran Maestro del Cerimoniale. "Sono pronto", disse l'imperatore. "Sto proprio bene, non è vero?" E ancora una volta si rigirò davanti allo specchio, facendo finta di osservare il suo vestito. I ciambellani che erano incaricati di reggergli lo strascico finsero di raccoglierlo per terra, e poi si mossero tastando l'aria: mica potevano far capire che non vedevano niente. Così l'imperatore marciò alla testa del corteo, sotto il grande baldacchino, e la gente per la strada e alle finestre non faceva che dire: "Dio mio, quanto sono belli gli abiti nuovi dell'imperatore! Gli stanno proprio bene!" Nessuno voleva confessare di non vedere niente, per paura di passare per uno stupido, o un incompetente. Tra i tanti abiti dell'imperatore, nessuno aveva riscosso tanto successo. "Ma l'imperatore non ha nulla addosso!", disse a un certo punto un bambino. "Santo cielo", disse il padre, "Questa è la voce dell'innocenza!". Così tutti si misero a sussurrare quello che aveva detto il bambino. "Non ha nulla indosso! C'è un bambino che dice che non ha nulla indosso!"

"Non ha proprio nulla indosso!", si misero tutti a urlare alla fine. E l'imperatore rabbrividì, perché sapeva che avevano ragione; ma intanto pensava: "Ormai devo condurre questa parata fino alla fine!", e così si drizzò ancora più fiero, mentre i ciambellani lo seguivano reggendo una coda che non c'era per niente.

Hans Christian Andersen

Analisi e comprensione del testo

  1. Cosa amava l'imperatore?
  2. Quanti vestiti possedeva l'imperatore?
  3. Chi giunse un giorno nella capitale del regno?
  4. Cosa raccontavano i due truffatori ai loro clienti?
  5. A chi erano invisibili gli abiti?
  6. Perché l'imperatore decise di farsi confezionare un abito?
  7. Cosa chiesero i due finti sarti all'imperatore?
  8. Com'erano i telai dove confezionavano i vestiti per l'imperatore?
  9. Chi mandò l'imperatore a vedere il lavoro dei due tessitori?
  10. Perché il vecchio ministro e il valente funzionario fecero finta di vedere un magnifico abito?
  11. Cosa accadde quando anche l'imperatore non vide niente al posto del vestito? Perché?
  12. Cosa suggerirono i consiglieri dell'imperatore?
  13. Come ripagò il sovrano i due imbroglioni?
  14. Cosa dissero i cortigiani quando il re indossò il vestito invisibile solo agli sciocchi?
  15. Cosa accadde durante la parata?
  16. Come reagì il popolo quando il bambino disse la verità?
  17. Cosa fece l'imperatore?

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Didattica scuola primaria: i post più popolari della settimana.




Di seguito i 10 post che hanno ottenuto il maggior numero di visualizzazioni della settimana. Eccovi i link relativi:
  1. Argomenti stagionali: brevi unità didattiche relative all'autunno
  2. La leggenda dell'estate di San Martino
  3. Didattica scuola primaria: i post più popolari della settimana
  4. Analizzare e comprendere un testo poetico: San Martino di Giosué Carducci
  5. Matematica scuola primaria
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giovedì 10 novembre 2016

Antologia di racconti, poesie e filastrocche per la scuola primaria



Il sito didattica scuola primaria raccoglie un vasto numero di post relativi a racconti, poesie e filastrocche, utili quale spunto per le attività educativo didattiche. Vi informo in merito ai testi che hanno ottenuto il maggior numero di visualizzazioni. Eccovi i link:
  1. La leggenda dell'estate di San Martino
  2. La stella cometa di Ecole Bonjean
  3. Racconti poesie e filastrocche del maestro Ercole
  4. Filastrocche a rima baciata
  5. Inverno in campagna
  6. Sono felice di Pablo Neruda
  7. Raccolta di temi per la scuola primaria
  8. Il signor Autunno di Ercole Bonjean
  9. L'inverno: racconti, poesie, filastrocche, temi
  10. I ricci e le mele di Antonio Gramsci
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