DIDATTICA SCUOLA PRIMARIA

Didattica Scuola Primaria di Ercole Bonjean

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venerdì 5 febbraio 2016

"Filastrocca di Carnevale" di Gabriele D'Annunzio



Filastrocca di Carnevale

Carnevale vecchio e pazzo
s'è venduto il materasso
per comprare pane e vino
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
una montagna di frittelle
gli è cresciuto un gran pancione
che somiglia ad un pallone.
Beve e beve e all'improvviso
gli diventa rosso il viso,
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia, mangia…
Così muore Carnevale
e gli fanno il funerale,
dalla polvere era nato
ed in polvere è ritornato.

Gabriele D'Annunzio


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mercoledì 27 gennaio 2016

Giornata della memoria - Poesia per bambini, "La paura" di Eva Picková



La paura
Di nuovo l’orrore ha colpito il ghetto,
un male crudele che ne scaccia ogni altro.
La morte, demone folle, brandisce una gelida falce
che decapita intorno le sue vittime.
I cuori dei padri battono oggi di paura
e le madri nascondono il viso nel grembo.
La vipera del tifo strangola i bambini
e preleva le sue decime dal branco.
Oggi il mio sangue pulsa ancora,
ma i miei compagni mi muoiono accanto.
Piuttosto di vederli morire
vorrei io stesso trovare la morte.
Ma no, mio Dio, noi vogliamo vivere!
Non vogliamo vuoti nelle nostre file.
Il mondo è nostro e noi lo vogliamo migliore.
Vogliamo fare qualcosa. E’ vietato morire!

Eva Picková 


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Fonte immagine: booksblog


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domenica 24 gennaio 2016

"Primo gelo", filastrocca a rima baciata di Gianni Rodari



Primo gelo

Filastrocca del primo gelo,
gela la neve caduta dal cielo,
gela l'acqua del rubinetto,
gela il fiore nel suo vasetto,
gela la coda del cavallo,
gela la statua sul piedistallo.
Nella vetrina il manichino
trema di freddo, poverino;
mettetegli addosso un bel cappotto,
di quelli che costano un terno al lotto:
finché qualcuno lo comprerà,
per un bel pezzo si scalderà.

Gianni Rodari

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L'inverno

Fonte immagine: retenews24
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venerdì 22 gennaio 2016

"E' Inverno", filastrocca a rima baciata di Valeria Chirico




E’ inverno L’inverno è arrivato in stazione
con un po’ di ritardo, ma con un bel maglione!
Ha distribuito i regali con pazienza:
pioggia, vento, gelo e influenza!
Una spremuta di arancia ci consola
e il calduccio ci ripara la gola,
ma se l’inverno vuol farsi perdonare
una sola cosa ci deve dare:
neve bianca, soffice e splendente
che illumini le strade, i tetti e la gente!
Valeria Chirico

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Inverno

Fonte immagine: meteoliveleonardo
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sabato 9 gennaio 2016

"Il piccolo patriotta padovano", racconto mensile tratto dal libro "Cuore" di Edmondo De Amicis



Il piccolo patriotta padovano  
(Racconto mensile)

29, sabato
Non sarò un soldato codardo, no; ma ci andrei molto più volentieri alla scuola, se il maestro ci facesse ogni giorno un racconto come quello di questa mattina. Ogni mese, disse, ce ne farà uno, ce lo darà scritto, e sarà sempre il racconto d'un atto bello e vero, compiuto da un ragazzo. Il piccolo patriotta padovano s'intitola questo. Ecco il fatto. Un piroscafo francese partì da Barcellona, città della Spagna, per Genova, e c'erano a bordo francesi, italiani, spagnuoli, svizzeri. C'era, fra gli altri, un ragazzo di undici anni, mal vestito, solo, che se ne stava sempre in disparte, come un animale selvatico, guardando tutti con l'occhio torvo. E aveva ben ragione di guardare tutti con l'occhio torvo. Due anni prima, suo padre e sua madre, contadini nei dintorni di Padova, l'avevano venduto al capo d'una compagnia di saltimbanchi; il quale, dopo avergli insegnato a fare i giochi a furia di pugni, di calci e di digiuni, se l'era portato a traverso alla Francia e alla Spagna, picchiandolo sempre e non sfamandolo mai. Arrivato a Barcellona, non potendo più reggere alle percosse e alla fame, ridotto in uno stato da far pietà, era fuggito dal suo aguzzino, e corso a chieder protezione al Console d'Italia, il quale, impietosito, l'aveva imbarcato su quel piroscafo, dandogli una lettera per il Questore di Genova, che doveva rimandarlo ai suoi parenti; ai parenti che l'avevan venduto come una bestia. Il povero ragazzo era lacero e malaticcio. Gli avevan dato una cabina nella seconda classe. Tutti lo guardavano; qualcuno lo interrogava: ma egli non rispondeva, e pareva che odiasse e disprezzasse tutti, tanto l'avevano inasprito e intristito le privazioni e le busse. Tre viaggiatori, non di meno, a forza d'insistere con le domande, riuscirono a fargli snodare la lingua, e in poche parole rozze, miste di veneto, di spagnuolo e di francese, egli raccontò la sua storia. Non erano italiani quei tre viaggiatori; ma capirono, e un poco per compassione, un poco perché eccitati dal vino, gli diedero dei soldi, celiando e stuzzicandolo perché raccontasse altre cose; ed essendo entrate nella sala, in quel momento, alcune signore, tutti e tre per farsi vedere, gli diedero ancora del denaro, gridando: - Piglia questo! - Piglia quest'altro! - e facendo sonar le monete sulla tavola.   
Il ragazzo intascò ogni cosa, ringraziando a mezza voce, col suo fare burbero, ma con uno sguardo per la prima volta sorridente e affettuoso. Poi s'arrampicò nella sua cabina, tirò la tenda, e stette queto, pensando ai fatti suoi. Con quei danari poteva assaggiare qualche buon boccone a bordo, dopo due anni che stentava il pane; poteva comprarsi una giacchetta, appena sbarcato a Genova, dopo due anni che andava vestito di cenci; e poteva anche, portandoli a casa, farsi accogliere da suo padre e da sua madre un poco più umanamente che non l'avrebbero accolto se fosse arrivato con le tasche vuote. Erano una piccola fortuna per lui quei denari. E a questo egli pensava, racconsolato, dietro la tenda della sua cabina, mentre i tre viaggiatori discorrevano, seduti alla tavola da pranzo, in mezzo alla sala della seconda classe. Bevevano e discorrevano dei loro viaggi e dei paesi che avevan veduti, e di discorso in discorso, vennero a ragionare dell'Italia. Cominciò uno a lagnarsi degli alberghi, un altro delle strade ferrate, e poi tutti insieme, infervorandosi, presero a dir male d'ogni cosa. Uno avrebbe preferito di viaggiare in Lapponia; un altro diceva di non aver trovato in Italia che truffatori e briganti; il terzo, che gl'impiegati italiani non sanno leggere.   
- Un popolo ignorante, - ripete il primo.   
- Sudicio, - aggiunse il secondo.   
- La... - esclamò il terzo; e voleva dir ladro, ma non poté finir la parola: una tempesta di soldi e di mezze lire si rovesciò sulle loro teste e sulle loro spalle, e saltellò sul tavolo e sull'impiantito con un fracasso d'inferno. Tutti e tre s'alzarono furiosi, guardando all'in su, e ricevettero ancora una manata di soldi in faccia.   
- Ripigliatevi i vostri soldi, - disse con disprezzo il ragazzo, affacciato fuor della tenda della cuccetta; - io non accetto l'elemosina da chi insulta il mio paese.

Edmondo De Amicis


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lunedì 4 gennaio 2016

Problemi da disegnare - Tabella a doppia entrata







Problemi da disegnare

Per affrontare i problemi più facilmente, illustrali prima di risolverli.

Leggo, disegno e risolvo

Per il compleanno di Elisa mamma Marina addobba il salotto con 8 palloncini rossi e 6 blu. Quanti palloncini ci sono in salotto?

Dati: 8 palloncini rossi, 6 palloncini blu
Domanda: quanti palloncini ha in tutto
Operazione: 8+6 = 14
Risposta: in tutto ci sono 14 palloncini

Leggo disegno e risolvo.

Lapo riceve in regalo da un amico 4 automobiline.
Ne aveva già 7.
Quante macchinine ha ora in tutto Lapo?

Dati: 7 macchinine, 4 macchinine
Domanda: quante macchinine ha in tutto?
Operazione: 4+7 = 11
Risposta: Lapo in tutto ha 11 macchinine

Leggo, disegno e risolvo

Luigi ha nell'astuccio 18 pennarelli, ma non si accorge che 6 si sono sciupati e quindi non possono essere usati. Quanti pennarelli gli sono rimasti per colorare?

Dati: 18 pennarelli sciupati
Domanda: quanti pennarelli gli sono rimasti?
Operazione: 18 - 6 =12
Risposta: adesso ci sono 18 matite

Leggo, disegno e risolvo

Su un pero c'erano 12 pere belle mature. Gli uccellini ne hanno mangiate 2. Quante pere si possono ancora cogliere?

Dati: 12 pere in tutto, 2 pere mangiate
Domanda: quante pere rimangono?
Operazione: 12 - 2 = 10
Risposta: adesso ci sono 10 pere


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giovedì 31 dicembre 2015

Buon Anno 2016


Auguro, a tutte le lettrici e i lettori, un Sereno Anno Nuovo con tante note di Felicità!!

Il maestro Ercole
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lunedì 14 dicembre 2015

"Nuovo Anno", filastrocca a rima baciata di Ercole Bonjean


Nuovo Anno

Suona suona mezzanotte,

fugge il Male nella notte.

E non torna alla Befana,

e neanche in settimana.

Se ne va il miserello,

col bastone e con l'ombrello.

Lo rincorron ora gli orchi per dirgli di restare,

ma di lor non vuol sapere, se ne deve proprio andare!

Spunta in ciel l'arcobaleno,

dai colori del sereno.

Quante piante, quanti fiori!

soavi musiche ed odori.

Com'è lieve e dolce l'aria,

e felice un cane abbaia.

Suona suona mezzanotte,

trionfa il Bene nella notte!

Ercole Bonjean


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mercoledì 2 dicembre 2015

Lettera di Babbo Natale ai bambini


Cari bambini,
ci siamo: è di nuovo Natale! Mi sono giunte richieste da tutte le parti del mondo: tanti bambini, ma anche qualche adulto, mi chiedono tantissime cose e io sono mesi che non faccio altro che preparare regali: è un periodo di grande lavoro! Bambole, video game, auto telecomandate e chi più ne ha, più ne metta. Meno male che una volta preparati i pacchi potrò volare velocissimo dappertutto.
L'altro giorno, proprio mentre pensavo di avere terminato il mio lavoro, mi è giunta una strana richiesta: una bambina, di un paese della Liguria, non vuole niente per sé. Ha sentito che nel mondo ci sono guerre, carestie, tanti bambini soffrono la fame. Questa bambina mi scrive: 
"Caro Babbo Natale, 
io non voglio niente per me, ho già tutto, perché non voli con la tua slitta ad aiutare chi non ha neanche da mangiare?".
Ho riflettuto su quanto mi ha scritto questa bambina e penso che abbia ragione. Lavorerò anche la notte, porterò meno regali ai più ricchi e volerò con le mie renne fatate in aiuto di quei popoli.
Sono sicuro che se riceverete qualche dono in meno mi capirete perché voi bambini siete più buoni di noi adulti.
Auguri, e arrivederci a molto presto,
Babbo Natale
  • Cosa pensi della lettera di Babbo Natale?
  • Ti sembra giusta la sua decisione?

Immagine: mammaoggi


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Babbo Natale nel mondo






Babbo Natale nel mondo

Chi porta i doni? Santa Claus, grasso, tondo, con un abito rosso, ornato di pelliccia bianca e lucidi stivali neri. Arriva dal lontano Nord su una slitta trainata da renne.
Noi lo chiamiamo Babbo Natale, i russi Babbo Gelo, mentre in Francia lo chiamano Père Noël ed è alto, magro, con la veste rossa, un copricapo di pelo bianco e gli zoccoli ai piedi.
In Germania vi è Saint Nicholas, con una lunga veste bianca ed un alto cappello a cono. In Messico, invece, i doni sono racchiusi dentro una pentola di coccio o di cartapesta, appesa ad una corda, che bisogna rompere con un bastone che si chiama "piñata".


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domenica 22 novembre 2015

"Sogno di Natale" di Luigi Pirandello


Sogno di Natale

Era festa dovunque: in ogni chiesa,
in ogni casa: intorno al ceppo,
lassù; innanzi a un Presepe,
laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena;
eran canti sacri, suoni di zampogne, 
gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori…
E le vie delle città grandi e piccole,
dei villaggi, dei borghi alpestri o marini,
eran deserte nella rigida notte.
E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie,
da questa casa a quella,
per godere della raccolta festa degli altri;
mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo:
- Buon Natale -

Luigi Pirandello


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"Nasce Gesù", filastrocca a rima alternata di Luisa Nason


Nasce Gesù

Campana piccina
che att
endi lassù
intona il tuo canto
che nasce Gesù.
O stella, stellina
che brilli lassù,
ravviva il tuo lume
che passa Gesù
O cuore piccino
che attendi quaggiù
prepara i tuoi doni
che nasce Gesù.
Luisa Nason


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