DIDATTICA SCUOLA PRIMARIA

Didattica Scuola Primaria di Ercole Bonjean

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mercoledì 18 gennaio 2017

La gita scolastica: cronaca dell'esperienza.














La visita al museo Luzzati

Lunedì mattina eravamo alla Pensilina di Porto Maurizio: insegnanti, bambini, genitori. Ben presto è giunto un grande pullman: mentre ognuno di noi si sedeva al proprio posto il sorriso dei genitori ci accompagnava verso una nuova avventura nel mondo del sapere. Il tempo corre in un battibaleno, più veloce del pullman. Genova ed il suo straordinario porto ci accolgono. Pochi passi ed ecco davanti a noi il museo Luzzati. Siamo entrati nel museo e abbiamo osservato quadri e disegni emozionanti; poi abbiamo guardato un episodio di Alì Babà ed abbiamo illustrato una parte del film con un disegno. l'aiutante del museo, Elisa, ci ha fatto comprare con i nostri soldi un libro o un block notes. Alle 12,30 siamo andati a fare una bellissima merenda con i maestri, i compagni e Iside, la figlia della maestra Antonella. La prima parte della nostra visita è terminata lasciamo i tavoli dei laboratori e andiamo a mangiare. Ad ottanta metri dal museo ecco il posto che fa al caso nostro: un'ampia piazza con tante panchine.
Che brutta malattia che è la fame! Come dare torto a Pinocchio! Apriamo i nostri zainetti: i panini farciti, focacce e pizzette: in breve tempo spariscono. ora va meglio, qualche gioco con i compagni e siamo pronti a terminare i lavori iniziati.
Alle 15,30 stiamo per salire sul pullman che ci riporterà ad Imperia; ci siamo molto divertiti. Sul pullman cantiamo delle canzoni tutti insieme. Spero di fare tante altre gite belle come questa.

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martedì 17 gennaio 2017

"Il gatto Inverno" filastrocca di Gianni Rodari




Il gatto Inverno

Ai vetri della scuola stamattina
l'inverno strofina
la sua schiena nuvolosa
come un vecchio gatto grigio:
con la nebbia fa i giochi di prestigio,
le cose fa sparire
e ricomparire;
con le zampe di neve imbianca il suolo
e per coda ha un ghiacciuolo …
Sì, signora maestra,
mi sono un po' distratto:
ma per forza con quel gatto,
con l'inverno alla finestra
che mi ruba i pensieri
e se li porta in slitta
per allegri sentieri.
Invano io li richiamo:
si saranno impigliati in qualche ramo
spoglio;
o per dolce imbroglio, chiotti, chiotti,
fingon d'essere merli e passerotti.

Gianni Rodari 

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domenica 15 gennaio 2017

Cronaca del viaggio d'istruzione: le Grotte di Toirano, il museo etnografico, la visita al frantoio.





Cronaca del viaggio d'istruzione: le Grotte di Toirano, il museo etnografico, la visita al frantoio.

Io, i miei maestri e i miei compagni delle classi terze, siamo andati a fare una gita scolastica alle Grotte di Toirano. Quando arrivammo vedemmo che il cancello era chiuso e sopra un cartello c'era scritto: orario di apertura previsto per le ore 9,30 fino alle ore 12,30. Allora il maestro Ercole disse: “Purtroppo dobbiamo aspettare che il cancello venga aperto!”. Quasi tutti dovevamo andare in bagno e, per questo motivo il maestro scese dal pullman, fece qualche passo per arrivare vicino alla guardia del cancello e gli disse se potevamo entrare. La guardia aprì il cancello e noi entrammo; l'autista parcheggiò il pullman e i maestri ci fecero scendere e tutti quelli che avevano felpe o giacche se le misero. I maestri ci fecero andare al bagno; poi il maestro Ercole prese tutti i biglietti occorrenti per entrare nelle grotte. Noi, sotto la guida dei maestri, percorremmo la salita fino ad arrivare in uno spiazzo di terreno piano. Sfiniti ci sedemmo per aspettare la guida delle grotte. Quando arrivò entrammo nelle grotte. Nel primo pezzo di grotta il maestro ci disse di ascoltare e di non parlare durante la spiegazione della guida. La guida iniziò a spiegare dicendoci che avremmo visitato due parti di grotta: una scoperta dall'uomo di Cro Magnon e l'altra scoperta recentemente. Poi ci disse di stare attenti ai quattrocento scalini. Quando entrammo nel primo tratto di grotta la guida ci disse: “Questa parte di grotta si chiama grotta della strega perché c'è una stalagmite (formazione di calcare), che per essere lunga un centimetro deve avere vent'anni, si forma dall'alto verso il basso, a forma di calza di una strega!”.
Salimmo gli scalini poi seguimmo la guida mentre ci spiegava che dentro ai cerchi bianchi c'erano impronte di piedi, di ginocchia e di mani, mentre dentro un cerchio rosso c'era l'impronta di un graffio d'orso. Poi ci fece vedere una stalagmite che appariva ai nostri occhi come un organo formato dal calcare. Dopo aver ammirato “l' organo” arrivammo a vedere il cimitero degli orsi dove c'erano ossa di orsi. Mentre eravamo davanti al cimitero degli orsi ci disse che, quando erano vivi, erano alti dai 3 ai 6 metri, poi ci disse che potevano pesare sui 600 Kg. Dopo arrivammo in un posto dove gli uomini primitivi dormivano. La guida ci disse che questo tratto era il punto più alto della grotta perché 100 metri separavano quel punto della grotta dalla superficie della montagna. La guida ci disse che il tratto dopo questa parte era diviso da un muro e, per questo motivo, gli uomini primitivi non lo avevano mai visto. Noi andammo sempre avanti finché non vedemmo delle colonne ( formazioni di calcare formate dall'unione di una stalattite con una stalagmite) magnifiche perché ricoperte di formazioni rotonde. Per scendere, la guida, ci disse che potevamo toccare la formazione alla nostra sinistra. Andammo sempre più avanti fino ad arrivare ad una “stanza” di roccia. La guida ci disse che questa stanza fu utilizzata come rifugio della prima guerra mondiale. Camminammo sempre più avanti fino all'uscita della grotta, ringraziammo la guida e scendemmo dagli scalini. Una volta arrivati al pullman l'autista ci portò al museo etnografico. La guida del museo ci spiegò un sacco di cose molto interessanti. Ci fece vedere molte cose particolari come un orologio antico che segnava le ore, i minuti, i giorni, i mesi, gli anni, le fasi lunari e, quando era mezzogiorno, un soldatino che era nella porticina destra usciva e andava nella porticina sinistra accompagnato da una bella musichetta. Poi siamo andati ai giardinetti del posto dove abbiamo mangiato. Io mangiai un finocchio crudo e una fetta spessa di prosciutto cotto. Però non mangiai la focaccia. Poi io bevvi una bottiglia di aranciata e mezza bottiglia di acqua gasata. Poi a piedi andammo in un frantoio molto piccolo. Un lavoratore ci mostrò come era alimentato il frantoio. Affacciandosi alla finestra si vedeva un mulino ad acqua funzionante. Il lavoratore ci disse che quel mulino era la fonte di energia. Il lavoratore ci spiegò a che cosa servivano le macchine dentro al frantoio. Il lavoratore ci disse che tutto tranne l'acqua viene utilizzato. Noi facemmo un sacco di domande che il lavoratore riteneva interessanti. La maggior parte delle bambine che fecero le domande furono quelle della III a. Gli unici bambini che fecero domande furono tre. Dopo essere andati al frantoio andammo a casa del lavoratore per riempire le bottiglie vuote. Poi entrammo dentro al pullman e andammo alla pensilina di Imperia dove incontrammo le nostre madri e i nostri padri. 

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Cronaca della gita scolastica - Schema del testo



















Scrivere una cronaca tramite schema
  1. L'attesa
  2. La partenza
  3. Il viaggio
  4. L'arrivo e la visita alle grotte di Toirano
  5. Acquisti e pranzo
  6. Visita all'aeroporto
  7. Il viaggio di ritorno
  8. L'arrivo alla pensilina
La gita scolastica alle grotte di Toirano

Il giorno prima della gita alle grotte di Toirano, mentre facevo i compiti, aspettavo il momento della gita con tanta gioia e felicità. (l'attesa)
Il giorno della gita (il diciotto aprile) ero molto emozionata ma triste perché purtroppo la maestra Tilde era assente per una brutta febbre. (la partenza)
Tutti sono contenti perché si parte. Siamo quasi arrivati alle grotte di Toirano. Ad un certo punto vediamo una specie di pista ed il maestro Ercole ci spiega che quella specie di pista è l'aeroporto di Albenga. (il viaggio)
Siamo quasi arrivati alle grotte! Il maestro Ercole ci manda in bagno poi fra un quarto d'ora visiteremo le misteriose grotte di Toirano. Sono bellissime! Ci sono le stalattiti e le stalagmiti che si sono formate nel corso degli anni. Hanno colori e forme stupendi. (l'arrivo e la visita alle grotte di Toirano)
Usciti dalle grotte ci siamo diretti al negozio dei souvenir dove ognuno di noi ha acquistato un regalino per la famiglia. Terminati gli acquisti abbiamo pranzato in allegria. (acquisti e pranzo)
Dopo aver mangiato ci siamo diretti all'aeroporto di Albenga. Ad un certo punto entriamo in un locale da cui usciamo per vedere gli aeroplani che volano. Ma non è così, noi non vediamo l'aeroplano volare (per le cattive condizioni atmosferiche). Infatti quel giorno c'erano due vigili del fuoco che ci hanno fatto vedere come usare il camion per spegnere gli eventuali incendi che un aereo poteva provocare. (visita all'aeroporto)
Purtroppo quella stupenda gita era finita. Stavamo tornando, cantando, alla pensilina di Imperia. Eravamo un po' stanchi, ma felici. Giunti ad Imperia siamo scesi dal pullman e abbiamo abbracciato i nostri genitori. (il viaggio di ritorno, l'arrivo alla pensilina)


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Il testo narrativo: percorsi educativo didattici di apprendimento

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mercoledì 11 gennaio 2017

Analisi e comprensione di un testo umoristico





La carota e la cipolla

La carota era molto invidiosa della cipolla e diceva per me non piange mai nessuno. Mi tagliano a pezzetti e a fettine, mi pelano, mi friggono, mi grattugiano, me ne fanno di tutti i colori e mai uno che pianga per me. Avete mai visto qualcuno piangere per una carota?
Non che le cipolle abbiano un destino migliore della carota, anche loro vengono affettate, bollite, arrostite, fritte e soffritte, mangiate anche crude nell'insalata, ma almeno tutti piangono per loro. Non c'è un cuoco o cuoca che non gli vengano gli occhi lucidi mentre si mette a tagliare una cipolla. Che cosa avrà mai la cipolla per essere così compatita?

Luigi Malerba

Analisi del testo

Rispondi alle domande
  1. Perché la carota era invidiosa della cipolla?
  2. Perché la carota non disse alla cipolla?
  3. Perché, secondo te, tutti piangono per la cipolla?
  1. La carota era invidiosa della cipolla perché tutti piangevano per lei.
  2. La carota non disse mai nulla alla cipolla perché la incontrava dappertutto.
  3. Secondo me tutti piangono per la cipolla perché quando la affetti esce un liquido che fa venire le lacrime agli occhi.

La carota e la cipolla di Luigi Malerba

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martedì 10 gennaio 2017

Il testo narrativo: scheda didattica con schema.






Non avevo eseguito i compiti ...

Problema (incipit)
Inizio il testo descrivendo i miei timori per non avere eseguito i compiti.

Soluzione del problema (parte centrale)
Cerco di risolvere il problema copiando i compiti della mia compagna di banco.

Conclusione (finale)
Mi sento in colpa perché ho copiato il lavoro della mia amica.


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sabato 7 gennaio 2017

sabato 31 dicembre 2016

Anno scolastico 2015/2016, classe prima matematica - scuola primaria



Complimenti alla collega, insegnante Francesca Diodato, per la qualità e la quantità del lavoro svolto.
Brava Pauleen!

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Dentro e fuori

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Sopra - sotto, in alto - in basso

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Vicino e lontano

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Aperto e chiuso

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Alto e basso

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Lungo e corto

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