Progetto di educazione ambientale per la scuola primaria

L'educazione al rispetto della natura è diventato un argomento di inquietante attualità. E' importante far crescere nelle nuove generazioni una presa di coscienza di come l'ambiente in cui viviamo sia da rispettare; è quasi superfluo ribadire quanto possa essere utile il contributo di ognuno di noi per la nostra stessa sopravvivenza. Si può ipotizzare un percorso educativo didattico su questo tema trasversale a tutte le discipline: Con una filastrocca o una poesia Attraverso un testo di tipo argomentativo Con il disegno e i fumetti. Con una frase e la sua rappresentazione grafica. Semplicemente con dei disegni. Esempi: Una filastrocca Emissioni di CO2 Cresce l'economia globale, ad un ritmo ormai infernale. Gettiam via dalla Terra, quel che crea l'effetto serra. Se ne accorgano i potenti, non occorre esser veggenti, per capire che i più giovani, han ragione a protestare ed a farci ragionare. Fabbrichiamo un po

Il punto esclamativo e interrogativo

Il punto esclamativo e interrogativo

I due aggettivi, esclamativo e interrogativo, descrivono in modo completo la funzione di questo segno d’interpunzione. La principale difficoltà può nascere dall’uso della lettera maiuscola o della lettera minuscola dopo le esclamazioni o le interrogazioni poste al termine della frase. Il dubbio si scioglie con un semplice ragionamento: se dopo il punto esclamativo o interrogativo si chiude in modo definitivo il periodo, il nuovo periodo deve iniziare con la lettera maiuscola. Quando invece più proposizioni sono in stretta relazione tra loro è preferibile usare, dopo il segno d’esclamazione o d’interrogazione, la lettera minuscola. [“… Novecento suonava, non smetteva un attimo, ed era chiaro, non suonava semplicemente, lui lo guidava, quel pianoforte, capito?, coi tasti, con le note, non so, lui lo guidava dove voleva …”] Anche in questo caso vale lo stesso consiglio: è meglio non abbondare di questi due segni [Che bello!!!], è perfettamente inutile, ne basta uno [Che bello!].  [melius deficere quam abundare] 

Ercole Bonjean

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