DIDATTICA SCUOLA PRIMARIA

Didattica Scuola Primaria di Ercole Bonjean

Didattica della lingua italiana - Didattica della Storia - Didattica della Geografia - Didattica della matematica - Il metodo globale fonematico - Esercizi di grammatica - Testi di vario tipo - Prove di verifica - Lettura e comprensione del testo - Ortografia - Schemi per la costruzione del testo - Schede di dettati svolti in classe - Schede di valutazione delle competenze - Aspetti normativi e deontologici della funzione docente - Il testo poetico: analisi ed interpretazione, schemi di lavoro, schede.

martedì 19 febbraio 2013

Testi utili per il riassunto

Guizzino

In un angolo lontano del mare viveva una famiglia di pesciolini tutti rossi. Solo uno era nero.Nuotava più veloce degli altri, si chiamava Guizzino.Un brutto giorno, un grosso tonno feroce e molto affamato apparve tra le onde. In un solo boccone ingoiò tutti i pesciolini rossi.Solo Guizzino riuscì a fuggire.Nuotò lontano, era spaventato e molto triste. Ma il mare era pieno di sorprese. Guizzino vide una medusa dai colori dell’arcobaleno, tanti pesci, tantissime conchiglie e un ‘anguilla lunghissima.Nuotando tra una meraviglia e l’altra Guizzino si sentì di nuovo felice.

La tartarughina malinconica

Mamma orsa era davvero triste a vedere quella tartarughina malinconica che stava sotto gli alberi a sospirare. Era sola, senza nessuno, infatti tutti i suoi amici erano partiti in vacanza e lei, la piccola tartaruga, era rimasta a casa perché aveva il  morbillo. Mamma orsa pensò di rimediare e cercò qualcosa da regalare a quella piccola tartaruga. Andò a vedere nel suo baule e trovò un bel pezzo di stoffa colorata. Pensò e pensò finché non le venne una bella idea … Passarono un po’ di giorni di gran lavoro per mamma orsa, ma alla fine si sentì soddisfatta. Aveva confezionato un bel cappellino e quattro scarpette colorate per la tartarughina. Le impacchettò e le portò alla piccola che quando le vide fu felice e tornò a sorridere.

(fine seconda - inizio terza)

 L’uccello in pantaloni

Il signor Uccello aveva trascorso il freddo inverno rannicchiato sul fondo di una vecchia cassetta della posta. Quando la temperatura si fece più mite si sentì rinascere. Si tolse la cuffia e i pantaloni di lana e li sostituì con un berretto a quadretti e dei pantaloncini rossi con grossi bottoni neri.Fece poi qualche esercizio di ginnastica, strofinò il becco contro una radice, mangiò un vermiciattolo grigio, raccolse qualche violetta e cantò una canzone.Tutto contento volò quindi verso la città e si posò sul prato di un giardino pubblico. Lo vide un negoziante di animali, lo catturò e lo mise in una gabbietta con un cartello:  Novità: uccello in pantaloncini”.

(fine seconda - inizio terza)


Il mugnaio e il gatto

In un vecchio mulino vivevano un mugnaio spilorcio (avaro) e un esercito di topi che si divertivano come matti a rosicchiare tutto.Il mugnaio, stufo dei disastri dei topi, decise di comprare un gatto per liberarsi di loro.L’avarizia del mugnaio, però, era così grande che non dava mai da mangiare al povero gatto e lo riempiva di calci ogni volta che questi si lamentava.Il gatto, debole per le botte e la fame, decise di vendicarsi.Si mise d’accordo con i topi e li aiutò a mangiare tutto ciò che trovavano nel mulino.Fu così che il mugnaio continuava a scoppiare dalla rabbia quando vedeva correre come razzi il gatto seguito da un esercito allegro di topi belli grassi.

La gallina ubriaca

Una gallina curiosa e ingorda fece un breve volo e si posò sul tavolo. Meo, il contadino, aveva lasciato lì un mezzo bicchiere di vino e la gallina ci ficcò il becco. Bevve e continuò a bere. Dopo un po’ cominciò a vedere due bicchieri, due tavoli, un doppio pollaio. Cercò di camminare, ma non si reggeva in piedi e cadde. Quando si rialzò credeva di essere un gallo. Cominciò a canticchiare proprio come un galletto. Quel giorno depose un uovo che sapeva di vino.

(fine seconda - inizio terza)

Le lacrime del coccodrillo

Scendono a cascata le lacrime del coccodrillo dentro le acque del grande fiume. La luna osserva e ride. Chiede un po’ di luce al sole in ombra e fotografa l’immagine. Piange il coccodrillo, piange per la piccola e fragile gazzella che correva felice tra le rive del fiume. Non correrà più ora, non potrà più cibarsi della gustosa erbetta che cresce vicino alle acque del grande fiume. A questo pensiero le lacrime aumentano insieme al dispiacere ed alla tristezza infinita per quegli istanti di cattiveria. La faccia gialla scompare nel buio del cielo, si sente ancora più solo. Infine perde coscienza e giunge liberatore il sonno. Dorme per poche ore, lo risveglia un flebile raggio di luce. E’ iniziato il cammino dell’alba. La prima sensazione è quella di un grande vuoto. Brontola sempre di più il suo amico stomaco e chiede di essere riempito. Come ogni mattina, a quel segnale, non può in alcun modo dire no; entra dentro al cespuglio più folto e vicinissimo al fiume. Aspetta. Ecco che tende verso l’azzurro del cielo le enormi fauci, mentre l’acquolina scorre generosa tra due magnifiche fila di denti affilati ed aguzzi. Ora è pronto per il salto, com’è bella la tenera gazzella! Si alza e ricade; lo stomaco tace. L’alba termina il suo cammino, è luce piena. Il coccodrillo si addormenta. Riapre gli occhi nel buio della notte. E’ triste, si immerge lentamente tra le acque del fiume che lo accolgono e lo confortano. Piange e ripensa alla giovane e tenera gazzella, a come gustava felice la gustosa erbetta. Non sa darsi pace e soffre, soffre per la malvagità che ha dentro. Infine, stanco, sfibrato dalle emozioni del giorno, si addormenta. Lo avvolge la calda coperta dell’acqua e della melma. La luna osserva e ride.

Ercole Bonjean - (classe quinta - prima media)


Felici come una Pasquetta


C’era una volta, e ci sarà ancora per i prossimi 200 anni, una casetta in collina con un grande cortile, un piccolo orticello ed una splendida vigna capace di attirare i migliori raggi del Signore del Fuoco. In quel luogo vive una famiglia che nell’era robotica non ha né tv digitali, né personal computer. Al posto di queste diavolerie preferiscono una folta schiera di galline che sfornano uova che sanno di uovo; le furbone non fanno altro che copiare vigna Uva che fa il vino che è vino, la osservano sino a diventare più brave di lei. La piccola fattoria è guidata da un piccolo diavoletto, Diavolina appunto, la quale fa filare tutti con la forza di una voce squillante da comandante della marina militare. Giorni or sono ha avuto un’idea a dir poco geniale nata dalla passione per il cioccolato e dalla perfetta conoscenza delle straordinarie capacità di Ovetta la gallinella da uovo GIGA. Convoca il papà, la mamma, le sorelline e li spedisce al supermercato GOLD dove vendono cacao BRASIL e ITALIAN NATURAL SUGAR.  La sera prepara, da sola, in gran segreto, il pastone del giorno: vi aggiunge il cacao, lo zucchero e lo gira ben bene. Al solito canto del gallo lo porta ad Ovetta che tuttavia non sembra gradire la dolce novità.  Trascorrono i giorni ed altro non viene fuori che il solito uovo GIGA. E’ il primo mattino quando suonano con gioia le campane: è Pasqua! Sole forte, cielo azzurrino, qualche nuvoletta bianca bianca. Solo Ovetta è triste, non è riuscita ad esaudire il desiderio della padroncina, non fa neanche il solito uovo GIGA. Ma Diavolina la perdona e la accarezza, non le importa dell’uovo Natural Pasqua ed inaspettatamente la consola. Dormono insieme e si stringono; si riscaldano. Al canto di Rompiglione si svegliano con l’aria della cameretta invasa da un piacevole e raffinato odore di cioccolato che è cioccolato. Ridono per tutto il giorno le due monelle. Da oggi Ovetta si chiamerà Pasquetta, per colpa del primo ed ultimo uovo di cioccolato della storia dei volatili terrestri. Nessuno saprà mai nulla di tutto questo e perché è avvenuto: mi raccomando mantenete la privacy, parola che in italiano significa privato, segreto. Shhhh! Mi raccomando.


Ercole Bonjean (classe quinta)



La volpe con la pancia piena


L'inverno era ormai alle porte. Gli alberi privi di foglie non offrivano più alcun riparo ed i piccoli animali si erano già preparati ad affrontare il freddo. Una giovane volpe vagava solitaria in cerca di un po' di cibo con il quale placare quella fame terribile che l'aveva colpita. Erano molti giorni che non mangiava. Le sue abituali prede si erano rifugiate in caldi ripari nutrendosi con le scorte alimentari raccolte durante l'estate ed era impossibile stanarli. Così, il povero animale camminava sconsolato pensando che la fame era veramente una brutta nemica. All'improvviso, un profumo delizioso le stuzzicò le narici. La volpe si avvicinò al punto da cui si propagava l'inaspettata fragranza e finalmente vide un enorme pezzo d'arrosto premurosamente sistemato nell'incavo di una quercia. Sicuramente era il pranzo dimenticato da qualche pastore. L'animale si intrufolò nella cavità della pianta, riuscendo ad entrarvi con molta fatica. Quando si trovò all'interno del buco poté placare la propria irresistibile fame, divorando la carne in un boccone. Trascorsi alcuni minuti, la volpe con la pancia spaventosamente piena, decise di uscire dall'incavo per tornare all'aperto. Ma appena tentò di oltrepassare il buco dal quale era entrata scoprì di non essere più in grado di superarlo! Aveva mangiato troppo ed era diventata molto più grossa rispetto a prima. Spaventatissima si sforzò cosi tanto per uscire che alla fine rimase irreparabilmente incastrata nella fenditura! Lo sfortunato animale iniziò a gridare finché una seconda volpe passando la vide e saputo quanto accaduto disse: "E' inutile strillare. Avresti dovuto avere pazienza ed aspettare tranquilla all'interno della pianta fino a quando la tua pancia non diminuiva. Invece l'impulsività ti ha ridotto in questa condizione e dovrai comunque aspettare finché non smaltirai ciò che hai mangiato". Così, la povera volpe rimase incastrata nella cavità per più di un giorno, rimpiangendo il calduccio che avrebbe trovato se avesse aspettato paziente all'interno della quercia.(classe quinta)



La zanzara e il leone


C'era una piccola zanzara assai furba e spavalda. Stanca di giocare con le solite amiche, decise un giorno, di lanciare una sfida al Re della foresta. Si presentò così davanti al sovrano che era il leone e lo salutò con un rispettoso inchino. Il grande Re che era intento a schiacciare uno dei suoi pisolini più belli lungo la riva di un fiume, lanciò una distratta occhiata all'insetto. "Oh! Buongiorno". Rispose Sua Maestà spalancando la bocca in un possente sbadiglio. La zanzara disse: "Sire, sono giunta davanti a Voi per lanciarvi una sfida!" Il leone, un po' più interessato, si risvegliò completamente e si mise ad ascoltare. 'Voi " continuò l'insetto "credete di essere il più forte degli animali eppure io dico che se facessimo un duello riuscirei a sconfiggervi!" Il Sovrano divertito disse: "Ebbene se sei tanto sicura,proviamo!" In men che non si dica il piazzale si riempì di animali d'ogni genere desiderosi di assistere alla sfida. Il " Singolar Tenzone" ebbe inizio. L'insetto andò immediatamente a posarsi sul largo naso dell'avversario cominciando a pungerlo a più non posso. Il povero leone preso alla sprovvista tentò con le sue enormi zampe di scacciare la zanzara ma, invece di eliminarla, egli non fece altro che graffiarsi il naso con i suoi stessi artigli. Estenuato, il Re della foresta, si gettò a terra sconfitto. Così, la piccola zanzara fu acclamata da tutti i presenti. Levandosi in volo colma di gioia, la zanzara non si accorse però della tela di un ragno tessuta tra due rami e andò ad imprigionarvisi proprio contro. Intrappolato in quell'infida ragnatela l'insetto scoppiò in lacrime, consapevole del pericolo che stava correndo. Fortunatamente il leone, che aveva assistito alla scena, con una zampata distrusse la tela e liberò la piccolina dicendo:"Eccoti salvata mia cara amica. Ricordati che esiste sempre qualcuno più forte di te! E questo me lo hai insegnato proprio tu!" La zanzara, da quel giorno imparò a tenere un po' a freno la propria spavalderia.(classe quinta)



L’asino carico di sale e di spugne


Un asino per guadagnarsi la razione di cibo quotidiana doveva portare sempre carichi molto pesanti. E spesso l’asinello si lamentava della sua triste sorte. Un giorno il suo padrone gli affidò un carico di sale mostruosamente pesante da portare al paese vicino. L’asinello si mise in cammino e lamentandosi con la lingua a penzoloni per la fatica, arrivò ad un fiume. Sempre più adirato per la sua triste sorte, cominciò a immergersi nelle tiepide acque ,ma più procedeva più l’acqua diventava profonda tanto che doveva tenere la testa alta per non affogare. A questo punto accadde qualcosa di molto interessate : piano piano i due sacchi pieni di sale magicamente divennero molto leggeri. L’asinello si stupì molto ma contento e soddisfatto decise di abbeverarsi un po’ al fiume e poi di ripartire. Quando bevve sentì che l’acqua era salata e disse:- A questo mondo succedono cose proprio strane..i carichi da pesanti diventano leggeri e le acque dei fiumi da dolci diventano salate. Oggi mi è andata proprio molto bene , il carico che era pesantissimo ora non lo è più. Così dicendo riprese il sentiero , ma quando arrivò dal commerciante che aveva ordinato il sale si prese un bel numero di legnate perché si infuriò vedendo che i sacchi erano vuoti. Tornato nella sua stalla raccontò agli amici quello che era successo ed aggiunse: -Da ora in poi sceglierò solo carichi molto leggeri!! Così il giorno dopo gli fu affidato un carico di spugne , ma quando si trattò di attraversare il fiume le spugne divennero pesanti come pietre e l’asino affogò.(classe quarta - classe quinta)



Una volpe poco astuta


Una volpe affamata, nel cuore della notte, si recò in un pollaio per soddisfare la sua fame con una grossa gallina. Riuscì ad entrare passando attraverso un punto del recinto dove si era creato un piccolo buco. Le galline dormivano, ma il gallo aveva un occhio e un orecchio aperti e capì cosa stava succedendo. Spiccò un salto e si mise sul punto più alto del pollaio. Quando la volpe entrò, con un balzo le fu addosso e, con pochi colpi di becco ben dati, la costrinse alla fuga. Le galline furono salve e la volpe dovette recarsi dal veterinario per farsi medicare le ferite.


Ercole Bonjean - (classe seconda - classe terza)


La fine di un’amicizia


Il cane e il gatto una volta erano amici: dormivano insieme, mangiavano in compagnia, giocavano d’amore e d’accordo. Accadde però che un giorno il gatto si specchiò sulle rive di un laghetto e, molto contento di se stesso, pensò di essere il più bello, il più elegante degli animali. Da quel giorno guardò il cane con aria di superiorità, si sentiva il re degli animali. Il cane che non era certo bello (si trattava di un povero bassotto) se la prese a male. Fu così che i due animali non si poterono più vedere, il cane giocava con i cani, il gatto con il gomitolo della padrona. Finì per sempre l’amicizia, divennero nemici.


Ercole Bonjean - (classe terza)

La scuola di cioccolato


Un giorno il Ministro della Pubblica Istruzione, pensò di cambiare i programmi e l’organizzazione delle scuole  elementari. Una sera al telegiornale dichiarò: - Finiamola con questa scuola dove i bambini devono studiare per ore ed ore, eseguire i compiti e non fare mai niente che li renda felici. Da ora in poi  a scuola ci si dovrà divertire. Tutte le aule dovranno essere piene di giochi, e di tanti bei dolci: cioccolata, caramelle e tanta tanta Coca Cola. I maestri e le maestre dovranno organizzare feste e giochi, e numerose gite divertenti. Dovranno essere proiettati film e cartoni animati intelligenti. Facendo così i bambini ameranno la scuola e di conseguenza studieranno di più; è tanto semplice. La notizia fece il giro del mondo e tutti lodarono la magnifica iniziativa. I bambini erano felici e già si leccavano i baffi. L’unico ad essere un po’ arrabbiato era il Ministro dell’Economia. Tra sé pensava: “Come faremo a pagare tutti quei giochi, tutti quei dolci, povero me”. I più contenti erano invece i pasticcieri,  le industrie di giocattoli e quelle del cinema. Venne il primo giorno di scuola, il giorno tanto atteso. La scuola era stata ricoperta di cioccolato finissimo e i bimbi vi saltarono sopra in massa. Tutti i bambini aspettavano felici il suono della prima campanella. Quando giunse il momento fatidico corsero come matti nelle aule. Cominciarono a mangiare caramelle e pizzette e a bere fiumi di Coca Cola. Quando furono sazi saltarono sui giochi, liberi e contenti. Poi i maestri li portarono a vedere i cartoni intelligenti. Finì il primo giorno di scuola e i bambini tornarono a casa sporchi (di cioccolato), ma felici. I giorni trascorsero con grande allegria; i bambini finalmente amavano la scuola. Solo qualche genitore si lamentò: -Potevano però portare qualche gelato. Dopo cinque anni il Ministro della Pubblica Istruzione presentò una relazione in Parlamento: - L’esperimento ha avuto un grande successo, la nostra scuola è la prima nel mondo, le statistiche parlano chiaro. Qualche anno dopo nei vari telegiornali venivano trasmesse strane notizie: crollavano ponti e dighe, aerei impazziti perdevano la rotta nei cieli , al posto del cuore ad un paziente era stato trapiantato il fegato, un maestro venne arrestato perché insegnava la grammatica. Una sola buona notizia appariva nella pagina economica dei giornali: l’Italia era diventata la prima nazione del mondo per la produzione della cioccolata.


Ercole Bonjean (classe quinta - prima media)

I due corvi


Tanti anni fa, quando i treni andavano a vapore e buttavano fuori grandi sbuffi di fumo nero, i corvi erano gialli. Due corvi che vivevano  nel bosco insieme agli altri uccelli, non riuscivano a rassegnarsi alla loro voce gracchiante. Così un giorno scesero a valle ed inseguirono il fischio del treno, volarono in mezzo al fumo nero ma non riuscirono a catturare il fischio. "Eppure un giorno riusciremo a prendere quel fischio e faremo morire d'invidia tutti gli uccelli del bosco" pensavano i due corvi. Prova e riprova passarono gli anni e i due corvi gialli diventarono sempre più neri. Quando nacquero i piccoli erano neri anche loro e ancora oggi i corvi sono neri come il fumo che usciva dalle locomotive quando i treni andavano a vapore.(classe terza - classe quarta)


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