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Visualizzazione dei post da Luglio, 2014

Insegnare a leggere e scrivere in una prima classe della scuola primaria: il metodo globale fonematico di Ercole Bonjean

In questi anni molto spesso sul metodo di insegnamento della lingua italiana in una prima classe ci sono state idee del tutto diverse, talvolta contrapposte. A mio parere la classica contrapposizione tra metodo globale e il suo opposto il metodo analitico non aveva ragione di esistere, i due metodi avevano il grosso limite di praticare una didattica estrema che non generava buoni risultati. L'enunciato teorico che sottende anche il nostro iter didattico è il seguente: è vero che la visione del tutto è anteriore alla ricognizione analitica delle parti (metodo globale), ma proprio per questo l'analisi va fatta ed è importante (metodo analitico). In altri termini, quando un bambino entra in classe ha dapprima una visione globale dell'aula ma poi va a cogliere i particolari: il banco, la lavagna, ecc. Se questo è vero, ed è difficile poter affermare che non lo è, dal punto di vista didattico ne deriva che occorra partire prima dalla frase (visione del tutto) per poi passare al

Prova d'ingresso per la quarta classe della scuola primaria. - Scheda stampabile

.........................................              ….................................... La lepre e la tartaruga La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: - Nessuno può battermi in velocità - diceva - sfido chiunque a correre come me. La tartaruga, con la sua solita calma, disse: - Accetto la sfida. - Questa è buona – esclamò la lepre e scoppiò a ridere. -Non vantarti prima di aver vinto replicò la tartaruga. - Vuoi fare questa gara? -Così fu stabilito un percorso e dato il via. La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraiò a fare un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l'altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara. La tartaruga sorridendo disse : " Non serve correre, bisogna partire in t

Dettato ortografico ed esercizi di grammatica per la scuola media.

Dettato ortografico di frasi Te l'ho ripetuto più vole ma non mi hai dato ascolto. Ho acquistato dell'ottimo tè inglese. L'hanno chiamato per un colloquio di lavoro l'anno scorso. Hai fame? Mangeremo dei panini al prosciutto sulla riva della spiaggia. I Romani, prima di partire per la guerra, edificavano templi alla dea Fortuna. Un'anziana signora, seduta su una panchina del parco, ripensa con nostalgia alla sua giovinezza. Trasforma nelle seguenti frasi i verbi all'infinito Spero che Lucia andare a riposare. Giorgio comprendere ben presto l'errore commesso. Non è bene che tu ti recare ai campionati regionali da solo, essere più tranquillo se ti fare accompagnare dalla professoressa. Si accorgere della sua assenza troppo tardi. Spero che Lucia vada a riposare. Giorgio comprese ben presto l'errore commesso. Non è bene che tu ti rechi ai campionati regionali da solo, sarei

Vocabolario per la scuola primaria - zampogna

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zampogna [zam-po-gna] nome femminile: strumento musicale a fiato costituito dall'innesto di alcune canne in un otre di pelle. "Le note musicali suonate dalla zampogna ispirano i poeti".

Le fiabe classiche - Il gatto con gli stivali

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Il gatto con gli stivali Molti anni fa morì un mugnaio che aveva tre figli. Aognuno di loro lasciò qualcosa: il più grande ereditò il mulino, il figlio di mezzo un asinello e il più piccolo un gatto. Il maggiore diventò mugnaio, il secondo andò in cerca di fortuna in groppa all'asino e l'ultimo si buttò in terra a piangere. “Che ci faccio con un gatto?” singhiozzava. “Che sarà di me?”. Il gatto sentendolo così disperato, si avvicinò e gli disse: “Non preoccuparti. Trovami un mantello, un cappello con una bella piuma e un paio di stivali nuovi. Al resto ci penso io”. Il ragazzo si asciugò le lacrime e obbedì. Il giorno dopo il gatto si infilò gli stivali e, veloce come il vento, corse al castello del re per fargli dono di un coniglio. “Questo è un regalo del mio padrone, il marchese di Carabas!” disse, offrendo il dono a sua Maestà. E per sette giorni di fila, si presentò ogni sera al re con nuovi doni: quaglie, lepri, fagiani. Al castello tutti erano di

Le fiabe classiche - Pollicino

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Pollicino C'era una volta un taglialegna che aveva sette figli. Lui e sua moglie li amavano molto, ma non avevano di che nutrirli, così una sera decisero di abbandonarli nel bosco. Il più piccolo dei sette era così piccolo che si chiamava Pollicino, ma in compenso aveva un gran cervello. Sentì il papà e la mamma parlare del loro progetto ed ebbe un'idea: “mentre ci portano nel bosco, lascerò cadere dei sassolini bianchi. Seguendoli troverò la via del ritorno”. Così fece e per quella volta i sette fratelli si salvarono. Quando però, la settimana dopo, i genitori li riportarono nel bosco, Pollicino non aveva con sé i sassolini, così lascio cadere delle briciole di pane. Ma gli uccellini se li mangiarono, e il bambino non seppe più ritrovare la strada. I sette fratelli erano tristi e impauriti, quando d'un tratto scorsero una luce brillare nella notte: era una casa! Pollicino bussò e, quando aprì una donna dall'aria gentile, le chiese ospitalità per la notte