Post

Visualizzazione dei post da Marzo, 2013

Insegnare a leggere e scrivere in una prima classe della scuola primaria: il metodo globale fonematico di Ercole Bonjean

In questi anni molto spesso sul metodo di insegnamento della lingua italiana in una prima classe ci sono state idee del tutto diverse, talvolta contrapposte. A mio parere la classica contrapposizione tra metodo globale e il suo opposto il metodo analitico non aveva ragione di esistere, i due metodi avevano il grosso limite di praticare una didattica estrema che non generava buoni risultati. L'enunciato teorico che sottende anche il nostro iter didattico è il seguente: è vero che la visione del tutto è anteriore alla ricognizione analitica delle parti (metodo globale), ma proprio per questo l'analisi va fatta ed è importante (metodo analitico). In altri termini, quando un bambino entra in classe ha dapprima una visione globale dell'aula ma poi va a cogliere i particolari: il banco, la lavagna, ecc. Se questo è vero, ed è difficile poter affermare che non lo è, dal punto di vista didattico ne deriva che occorra partire prima dalla frase (visione del tutto) per poi passare al

"Pinocchio" di Carlo Collodi, capitolo XXIX: "Ritorna a casa della Fata, la quale gli promette che il giorno dopo non sarà più un burattino, ma diventerà un ragazzo. Gran colazione di caffè-latte per festeggiare questo grande avvenimento".

Immagine
XXIX Ritorna a casa della Fata, la quale gli promette che il giorno dopo non sarà più un burattino, ma diventerà un ragazzo. Gran colazione di caffè-latte per festeggiare questo grande avvenimento. Mentre il pescatore era proprio sul punto di buttar Pinocchio  nella padella, entrò nella grotta un grosso cane  condotto là dall’odore acutissimo e ghiotto della frittura. – Passa via! – gli gridò il pescatore minacciandolo e tenendo  sempre in mano il burattino infarinato. Ma il povero cane aveva una fame per quattro, e mugolando  e dimenando la coda, pareva che dicesse: «Dammi  un boccon di frittura e ti lascio in pace». – Passa via, ti dico! – gli ripeté il pescatore; e allungò la  gamba per tirargli una pedata. Allora il cane che, quando aveva fame davvero, non era  avvezzo a lasciarsi posar mosche sul naso, si rivoltò ringhioso  al pescatore, mostrandogli le sue terribili zanne. In quel mentre si udì nella grotta una vocina fioca fioca,  che disse: – Salvami, Alidoro!...

"Pinocchio" di Carlo Collodi, capitolo XXX: "Pinocchio, invece di diventare un ragazzo, parte di nascosto col suo amico Lucignolo per il paese dei balocchi".

Immagine
XXX Pinocchio, invece di diventare un ragazzo , parte di nascosto col suo amico Lucignolo per il paese dei balocchi. Com’è naturale, Pinocchio chiese subito alla Fata il permesso di andare in giro per la città a fare gli inviti: e la  Fata gli disse: – Vai pure a invitare i tuoi compagni per la colazione di domani: ma ricordati di tornare a casa prima che faccia  notte. Hai capito? – Fra un’ora prometto di essere bell’e ritornato, – replicò  il burattino. – Bada, Pinocchio! I ragazzi fanno presto a promettere:  ma il più delle volte, fanno tardi a mantenere. – Ma io non sono come gli altri: io, quando dico una cosa, la mantengo. – Vedremo. Caso poi tu disubbidissi, tanto peggio per te. – Perché? – Perché i ragazzi che non danno retta ai consigli di chi  ne sa più di loro, vanno sempre incontro a qualche disgrazia. – E io l’ho provato! – disse Pinocchio. – Ma ora non ci ricasco più! – Vedremo se dici il vero. Senza aggiungere altre parole, il burattino salutò la

Pinocchio di Carlo Collodi, capitolo XXXI: "Dopo cinque mesi di cuccagna, Pinocchio, con sua grande meraviglia, sente spuntarsi un bel paio d'orecchie asinine e diventa un ciuchino, con la coda e tutto".

Immagine
XXXI Dopo cinque mesi di cuccagna, Pinocchio, con sua grande meraviglia, sente spuntarsi un bel paio d'orecchie asinine e diventa un ciuchino, con la coda e tutto . Finalmente il carro arrivò: e arrivò senza fare il più piccolo rumore, perché le sue ruote erano fasciate di stoppa e di cenci. Lo tiravano dodici pariglie di ciuchini, tutti della medesima grandezza, ma di diverso pelame. Alcuni erano bigi, altri bianchi, altri brizzolati a uso pepe e sale, e altri rigati a grandi strisce gialle e turchine. Ma la cosa più singolare era questa: che quelle dodici pariglie,  ossia quei ventiquattro ciuchini, invece di essere ferrati  come tutti le altre bestie da tiro o da soma, avevano ai piedi degli stivali da uomo di vacchetta bianca. E il conduttore del carro?... Figuratevi un omino più largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro, con un visino di melarosa, una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e carezzevole,  come quella d’un gatto ch