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I racconti, le poesie, le filastrocche, gli articoli, del maestro Ercole Bonjean

Com'è bello scrivere! Da quando sono in pensione lo posso fare in ogni momento: di giorno, di notte, ogni occasione è buona. Questa passione nasce da esigenze didattiche per poi sfociare in un mia esigenza personale. Scrivere racconti, poesie, filastrocche, è diventato un momento piacevole della giornata. Dai dati di Google in mio possesso ho scoperto che i miei scritti hanno superato, in questi anni, le cinquecentomila visualizzazioni di pagina a riprova dell'interesse delle lettrici e dei lettori del sito per il mio lavoro. Ho quindi pensato di creare un apposito link con tutti i miei scritti a cui se ne aggiungeranno spero ancora molti altri. Non mi resta che augurarvi buona lettura. Racconti e descrizioni : Sogno di Natale La descrizione di un fenomeno naturale: "La bufera" (The storm) - La metafora nel testo descrittivo Perché si dice "Chi dorme non piglia pesci"? Perché si dice: "Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino" Perché si

Perché si dice: "Chi si accontenta gode"

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  Chi si accontenta gode Il signor Scontento aveva tutto quello che si può desiderare nella vita: una moglie e due figli che gli volevano bene, una bella casa con giardino, un buon lavoro. Ma non era mai soddisfatto. “Il mio sogno era diventare un grande attore, un divo di Hollywood, ma, per colpa dei miei genitori, ora sono solo un avvocato scontento”.  E continuava a lamentarsi della sua triste vita. Il suo vicino di casa il signor Lieto viveva da solo con i suoi due cani e due gatti, in una piccola casetta, ereditata dal nonno, un grazioso giardinetto, e tanti cari amici che gli volevano bene. Un giorno il signor Scontento, che amava osservare i suoi vicini da lontano, con un binocolo di precisione inquadrò la casa del signor Lieto, ne focalizzò il viso, e, costernato, poté constatare come questi  avesse un'espressione gioiosa, radiosa. Preso dallo sconforto e dalla rabbia, senza pensarci su troppo si recò nella casetta del vicino e, senza tanti giri di parole, gli domandò: “ M

Perché si dice: “Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco”

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  Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco Il signor Felino era un amante dei gatti: nel suo vasto giardino, felici tra le piante e i fiori, vivevano molti felini. La vita dell'uomo scorreva gioiosa quando un giorno vide girovagare nel parco un magnifico gatto e ne rimase affascinato. Ci pensò su per un po' poi decise di catturarlo. Prese un capiente sacco di robusta tela e del buon manzo. Di buon mattino si recò nella zona precisa dove aveva incontrato il simpatico animaletto. Dopo averlo cercato a lungo invano finalmente lo vide accovacciato sotto i rami di un'enorme quercia. Gli si avvicinò lentamente e pose vicino al suo naso la prelibata carne mentre allargava il sacco. Il gatto l'annusò e cominciò a mangiare. Felino più rapido di un fulmine lo spinse dentro la capiente tela. Felice penso tra sé: “E' fatta, è mio!!”. Ma all'improvviso il gatto fece una giravolta improvvisa e scappò via più veloce della luce. L'uomo deluso se ne tornò a casa, è prop

Perché si dice: "Chi trova un amico trova un tesoro"

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Chi trova un amico trova un tesoro In un lontano paese, nascosto tra le montagne, abitava Solitario, un giovane pastore che viveva da solo con il suo gregge di pecore. In compagnia del suo fedelissimo cane pastore le portava al pascolo, le faceva cibare della tenera erbetta e, il duro lavoro, veniva ripagato da del buon latte da cui ricavava il formaggio. Era una vita solitaria, senza né gioie né dolori. Ogni tanto si recava al paesello per scambiare i propri prodotti con il necessario per poter vivere. Una notte d'estate, mentre riposava in compagnia del cielo stellato, sentì un grido d'aiuto provenire dalle vicinanze. Scoprì che si trattava di un anziano signore finito in un crepaccio; con una corda lo tirò fuori e lo salvò. L'uomo lo abbracciò con gratitudine e gli disse: - Da oggi hai trovato un amico, chiedimi quello che desideri ed io te lo donerò, mi hai salvato la vita! - Non voglio nulla in cambio - disse Solitario – e soprattutto non voglio amici, sto bene c

Perché si dice: "Il lupo perde il pelo, ma non il vizio"

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   Il lupo perde il pelo, ma non il vizio Il signor Lupo De Lupis ogni sera amava cantare una canzone alle stelle e alla luna, anche perché dotato di una voce dolce ed armoniosa. Affacciato al terrazzo dopo aver ammirato il cielo stellato cantava: “La luna, le stelle, ci parlan d'amor … “. I vicini tuttavia non apprezzavano il suo bel canto ed inserirono, nel regolamento del condominio, il divieto assoluto di cantare la notte, pena una multa piuttosto alta da pagare. Ma il signor Lupo non si diede affatto per vinto e, quando il cielo divenne limpido e ricoperto di stelle, riprese con le sue dolci melodie. Arrivò puntuale una multa piuttosto salata. Nonostante ciò l'indomabile signor De Lupis continuò le sue serenate e, di conseguenza, pagò tante di quelle multe che rimase quasi in miseria. Ma ecco che una notte di luna piena gli apparve in sogno una stella che dolcemente gli sussurrò: “Scrivi questi numeri e giocali al superenalotto”. Detto fatto, l'uomo li scrisse nel suo

Perché si dice: "Sapere di non sapere è sapere" (Socrate)

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Socrate e Sapientino Nell'antica città di Atene viveva un discepolo di Socrate, Sapientino, il quale, nonostante i ripetuti insegnamenti del suo Maestro, riusciva ad imparare ben poco. Durante lo studio era solito pensare, gonfio d'orgoglio: “ Che m'importa di studiare il mare e i monti, con la mia intelligenza mi basta guardare la Terra per capire che è solo una grande tavola con tanta acqua, un po' di verde e qualche asperità, tutto qui, cosa c'è da sapere d'altro”. “ E il cielo? Non è altro che aria colorata d'azzurro”. “ Il Sole? E' un'enorme palla infuocata da tanta legna”. Basta ragionare, non serve leggere e studiare. Nel buio della notte osservava la luna e le stelle: “ Non sono altro che grandi fiaccole degli dei accese per illuminarci, è tutto molto semplice basta essere intelligentissimi come me e ragionarci un po' sopra”. Una mattina Socrate gli domandò: “ Com'è nata la ruota?”. “ Ma da nessuno, c'è e basta”. Il Maestro scos

Perché si dice: "Aiutati che Dio t'aiuta"

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  Aiutati che Dio t’aiuta Il signor Sfortuna viveva nel continuo rammarico di essere un uomo poco fortunato. Girava per la città e osservava la gente in fermento che affollava gli autobus per recarsi al lavoro. “Beati loro” diceva a sé stesso “io un lavoro non l'ho mai avuto” e per consolarsi si recava al suo solito bar per gustarsi un buon cappuccino e una brioche alla marmellata. “Povera mia moglie, lavora tutto il santo giorno ed io non posso aiutarla, sono troppo triste per poterlo fare”. Come ogni mattina, nel silenzio della piccola chiesetta del suo quartiere pregava Dio di aiutarlo a trovare un'occupazione, a condurre una vita normale. Mentre pregava ad alta voce un anziano signore ascoltava in silenzio, si nascose dietro l'altare e da lì con voce altisonante proferì: “Aiutati che Dio t'aiuta!!”. Il signor Sfortuna si girò intorno e non vide nessuno, era solo, desolatamente solo. Ma chi aveva parlato? Impallidì dallo spavento e cominciò a sudare freddo. Corse

Il testo narrativo fantastico: "Felici come una Pasquetta", traccia del racconto.

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Schema del testo Personaggi: Diavolina, il papà, la mamma, le sorelline, Ovetta, Ambiente: Una casetta di campagna Problema: Diavolina vuole far fare alla sua gallina Ovetta delle uova di cioccolato ma non vi riesce ed è triste. Soluzione del problema: Diavolina perdona Ovetta, la abbraccia e la carezza. Ovetta fa un uovo di cioccolato. Conclusione: Ovetta e Diavolina sono felici. Da quel giorno Ovetta si chiamerà Pasquetta. Felici come una Pasquetta! C’era una volta, e ci sarà ancora per i prossimi 200 anni, una casetta in collina con un grande cortile, un piccolo orticello ed una splendida vigna capace di attirare i migliori raggi del Signore del Fuoco. In quel luogo vive una famiglia che nell’era robotica non ha né tv digitali, né personal computer. Al posto di queste diavolerie preferiscono una folta schiera di galline che sfornano uova che sanno di uovo; le furbone non fanno altro che copiare vigna Uva che fa il vino che è vino, la osservano sino a

La leggenda della lucciola

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La leggenda della lucciola In una calda e afosa notte d'estate la piccola Gioia vagava nel buio del bosco alla ricerca della strada di casa; si era perduta poco prima dell'ora del tramonto dopo aver raccolto un cestino di fragole e mirtilli da regalare alla nonna. Cercava disperata una qualche traccia che la potesse aiutare a ritrovare il sentiero del ritorno. Ma niente, neanche la luna poteva aiutarla, quella notte riposava dietro le nuvole. Avvilita e stremata si accasciò al suolo e pianse rassegnata. Le sue lacrime caddero sulle ali di un piccolo insetto che amava volare, senza una meta precisa, nel buio della notte. Ma come ben sappiamo, o dovremmo sapere, l'amore supera ogni barriera, ogni ostacolo del reale e sconfina nella fiaba: quelle piccole gocce d'acqua donarono la luce al minuscolo animaletto. La bambina seguì quel piccolo faro luminoso e ritornò a casa, con la gioia di chi ha scoperto un amico prezioso. Era nata la lucciola, la luce ch

Perché si dice: "Vivi e lascia vivere"

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  Vivi e lascia vivere Nel paese di Terra Inquieta vivevano uomini e donne in perenne lite tra di loro. Questo perché nessuno tollerava gli altri. Se dei bambini giocavano a pallone nel campetto comunale c'era sempre qualcuno pronto a sbraitare contro di loro, colpevoli di aver provocato troppo rumore. Se festeggiavi il Carnevale rovinavi il sonno di qualche abitante che, per vendicarsi, gettava secchi d'acqua sui passanti. Un signore ce l'aveva col vicino perché secondo lui era troppo grasso; ogni volta che l'uomo entrava nel palazzo lo accoglieva con una risatina. La vita degli abitanti era resa triste dalle continue liti per futili motivi. Un bel giorno giunse in paese un enorme gigante, il signor Pax. Con abilità disegnò nel cielo uno stupendo arcobaleno che irradiò di tanti colori tutto il paese e i suoi abitanti. Tutti rimasero a bocca aperta e, un po' tra lo spaventato e lo stupito, uscirono di casa per ammirare lo spettacolo. Si guardarono negli occhi e si s

Perché si dice: "Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino"

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Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino Come ogni mattina, il signor Lardo De Lardis, si preparava un'abbondante colazione: tè e latte, del pane tostato con la marmellata, ed una bella fetta di pregiato lardo di colonnata. Quel giorno mentre si accingeva a gustare il copioso cibo sentì degli strani rumori provenienti dalla soffitta. Si alzò di scatto, prese una scala, e cominciò a salire, ma niente, tutto tranquillo, falso allarme. Aveva già l'acquolina in bocca, quando si apprestò a gustare il lardo. Ma quale fu il suo stupore quando vide il piatto desolatamente vuoto. Pensa e ripensa giunse alla conclusione che l'autore del furto alimentare fosse qualche topolino. Preso da un attacco di rabbia il mattino seguente, preparò la colazione come di consueto, tranne che per un particolare, infilò una fetta di lardo in una trappola con tanto di tagliola. Gustò il tè con la marmellata, poi lentamente salì in soffitta. Mentre saliva udì un urlo disperato: -

Perché si dice "Chi dorme non piglia pesci?"

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Chi dorme non piglia pesci C'era una volta un uomo chiamato "Sonno" il quale aveva tre grandi passioni: mangiare, dormire, e andare a pescare. Un mattino di buonora si recò sulle rive di un laghetto armato di canna da pesca e numerose esche. Con grande meticolosità legò un bell'amo sul fondo della lenza e vi infilzò un bel vermetto. Dopo questi preliminari si accovacciò sotto le fronde di un grande albero e iniziò a pescare. Da un cestino tirò fuori un bel panino con del salame, una birretta fresca e, nell'attesa della cattura di qualche bel pesciolino, se lo mangiò con gusto. Di lì a qualche minuto cominciò a sbadigliare, a poco a poco, le palpebre si chiusero e sprofondò in un sonno profondo. Si risvegliò solo dopo qualche ora quando udì una voce che gli chiedeva: - Come va la pesca? Dopo qualche attimo di stupore tirò su la canna da pesca e rivolto all'uomo rispose: - Niente, oggi non è giornata, dipenderà dalla luna nuova!! - E se il motivo f

La descrizione di un fenomeno naturale: "La bufera" (The storm) - La metafora nel testo descrittivo

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La bufera Un enorme tappeto di nuvole bianche, spinte dal vento, invadono il cielo. Si rincorrono negli spazi infiniti, diventano grigie, sempre più scure. Un lampo illumina i volti, un tuono scuote la gente. I fulmini accompagnano la pioggia, per ogni dove è bufera. Infine un raggio di sole squarcia le nubi, ritorna prepotente la quiete. Spunta in cielo l'arcobaleno, ritorna l'azzurro, ritorna il sereno. Un bimbo sorride, il peggio è passato. Ercole Bonjean   © The storm A huge carpet of white clouds, pushed by the wind, invade the sky. They chase each other in the infinite spaces, they become gray, always darker. Lightning illuminates faces, thunder shakes people. Lightning accompanies the rain, every where is storm. Finally a ray of sunshine pierces the clouds, the calm returns overwhelming. The rainbow appears in the sky, the blue returns, the calm returns. A child smiles, the worst is over. Ercole Bonjean   © Sottolineo le metafore

La descrizione breve dell'ambiente: il lago, il temporale.

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Il lago, il temporale Cala il tramonto sulle acque del lago. Piccoli riflessi argentei si specchiano con colori tenui e riflettono con precisione simmetrica le montagne, gli alberi, il cielo, i sassi; sta per giungere la notte, ma il sole non sembra voler cedere il posto all'ombra notturna. Un fulmine squarcia il cielo, illumina per qualche istante il paesaggio, e lo colora di schegge rossastre. Luci lontane invadono gioiose la riva lacustre. Ora una nube nera si profila all'orizzonte. Lampi e tuoni mostrano la propria breve effimera forza, presagio del temporale; è notte quando la pioggia accompagna lieve il riposo dell'uomo. Ercole Bonjean   © Ti potrebbero interessare: Il testo descrittivo Il testo descrittivo breve La descrizione soggettiva ed oggettiva Lo schema per i testi di tipo narrativo, descrittivo, argomentativo Foto di Johannes Plenio da Pixabay

La leggenda della mimosa - Un racconto per l'8 marzo, festa della donna

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La leggenda della mimosa Elena, una giovane donna, si innamorò del Sole, lo guardava attratta dalla bellezza dei suoi raggi e i suoi occhi lo guardavano rapiti dalla sua forza, dal suo calore. Ma il Sole non ricambiò tanto amore e la colpì con lance di fuoco. Lei continuava ad amarlo e lo cercava con lo sguardo. Pianse per giorni cercando di trasmettergli il bene che gli voleva. Ed ecco che le lacrime caddero sul terreno e si trasformarono in tanti piccoli e profumati fiori gialli. Nacque la mimosa, il fiore simbolo della donna. Ercole Bonjean    © Visualizza e stampa Potrebbero anche interessarti: Festa della donna Festa della mamma Festa del papà Racconti, poesie e filastrocche, del maestro Ercole Immagine: improntaunika

Lettera di Babbo Natale ai bambini - Interpretazione del testo

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Cari bambini, ci siamo: è di nuovo Natale! Mi sono giunte richieste da tutte le parti del mondo: tanti bambini, ma anche qualche adulto, mi chiedono tantissime cose e io sono mesi che non faccio altro che preparare regali: è un periodo di grande lavoro! Bambole, video game, auto telecomandate e chi più ne ha, più ne metta. Meno male che una volta preparati i pacchi potrò volare velocissimo dappertutto. L'altro giorno, proprio mentre pensavo di avere terminato il mio lavoro, mi è giunta una strana richiesta: una bambina, di un paese della Liguria, non vuole niente per sé. Ha sentito che nel mondo ci sono guerre, carestie, tanti bambini soffrono la fame. Questa bambina mi scrive:  "Caro Babbo Natale,  io non voglio niente per me, ho già tutto, perché non voli con la tua slitta ad aiutare chi non ha neanche da mangiare?". Ho riflettuto su quanto mi ha scritto questa bambina e penso che abbia ragione. Lavorerò anche la notte, porterò meno regali ai più ricchi

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Testi utili per il riassunto

La descrizione di una persona cara: la nonna. Il testo e la traccia del lavoro.