La leggenda della mimosa - Un racconto per l'8 marzo, festa della donna

La leggenda della mimosa Elena, una giovane donna, si innamorò del Sole, lo guardava attratta dalla bellezza dei suoi raggi e i suoi occhi lo guardavano rapiti dalla sua forza, dal suo calore. Ma il Sole non ricambiò tanto amore e la colpì con lance di fuoco. Lei continuava ad amarlo e lo cercava con lo sguardo. Pianse per giorni cercando di trasmettergli il bene che gli voleva. Ed ecco che le lacrime caddero sul terreno e si trasformarono in tanti piccoli e profumati fiori gialli. Nacque la mimosa, il fiore simbolo della donna. Ercole Bonjean    © Visualizza e stampa Potrebbero anche interessarti: Festa della donna Festa della mamma Festa del papà Racconti, poesie e filastrocche, del maestro Ercole Immagine: improntaunika

La descrizione degli animali: "Il coniglio", tratto da Marcovaldo di Italo Calvino - Analisi della struttura del testo descrittivo

Il coniglio (brano tratto da Marcovaldo) di Italo Calvino 



Era un coniglio di pelo lungo e piumoso, con un triangolino rosa di naso, gli occhi rossi e sbigottiti, le orecchie quasi implumi appiattite sulla schiena. Non che fosse grosso, ma in quella gabbia stretta il suo corpo ovale rannicchiato gonfiava la rete metallica e ne faceva spuntare fuori i ciuffi di pelo mossi da un leggero tremito. Fuori dalla gabbia, sul tavolo, c'erano dei resti d'erba e una carota. Marcovaldo pensò a come doveva essere infelice chiuso là allo stretto, vedendo quella carota e non potendola mangiare.

Italo Calvino

Analisi della struttura del testo

Introduce la descrizione partendo dal particolare aspetto fisico

Era un coniglio di pelo lungo e piumoso, con un triangolino rosa di naso, gli occhi rossi e sbigottiti, le orecchie quasi implumi appiattite sulla schiena.

Parte centrale: racconta del coniglio rinchiuso in una gabbia

Non che fosse grosso, ma in quella gabbia stretta il suo corpo ovale rannicchiato gonfiava la rete metallica e ne faceva spuntare fuori i ciuffi di pelo mossi da un leggero tremito.

Conclusione: conclude con una riflessione sull'infelicità del coniglio prigioniero.

Fuori dalla gabbia, sul tavolo, c'erano dei resti d'erba e una carota. Marcovaldo pensò a come doveva essere infelice chiuso là allo stretto, vedendo quella carota e non potendola mangiare.

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