Insegnare a leggere e scrivere in una prima classe della scuola primaria: il metodo globale fonematico di Ercole Bonjean

In questi anni molto spesso sul metodo di insegnamento della lingua italiana in una prima classe ci sono state idee del tutto diverse, talvolta contrapposte. A mio parere la classica contrapposizione tra metodo globale e il suo opposto il metodo analitico non aveva ragione di esistere, i due metodi avevano il grosso limite di praticare una didattica estrema che non generava buoni risultati. L'enunciato teorico che sottende anche il nostro iter didattico è il seguente: è vero che la visione del tutto è anteriore alla ricognizione analitica delle parti (metodo globale), ma proprio per questo l'analisi va fatta ed è importante (metodo analitico). In altri termini, quando un bambino entra in classe ha dapprima una visione globale dell'aula ma poi va a cogliere i particolari: il banco, la lavagna, ecc. Se questo è vero, ed è difficile poter affermare che non lo è, dal punto di vista didattico ne deriva che occorra partire prima dalla frase (visione del tutto) per poi passare al

La descrizione degli animali: "Il coniglio", tratto da Marcovaldo di Italo Calvino - Analisi della struttura del testo descrittivo

Il coniglio (brano tratto da Marcovaldo) di Italo Calvino 



Era un coniglio di pelo lungo e piumoso, con un triangolino rosa di naso, gli occhi rossi e sbigottiti, le orecchie quasi implumi appiattite sulla schiena. Non che fosse grosso, ma in quella gabbia stretta il suo corpo ovale rannicchiato gonfiava la rete metallica e ne faceva spuntare fuori i ciuffi di pelo mossi da un leggero tremito. Fuori dalla gabbia, sul tavolo, c'erano dei resti d'erba e una carota. Marcovaldo pensò a come doveva essere infelice chiuso là allo stretto, vedendo quella carota e non potendola mangiare.

Italo Calvino

Analisi della struttura del testo

Introduce la descrizione partendo dal particolare aspetto fisico

Era un coniglio di pelo lungo e piumoso, con un triangolino rosa di naso, gli occhi rossi e sbigottiti, le orecchie quasi implumi appiattite sulla schiena.

Parte centrale: racconta del coniglio rinchiuso in una gabbia

Non che fosse grosso, ma in quella gabbia stretta il suo corpo ovale rannicchiato gonfiava la rete metallica e ne faceva spuntare fuori i ciuffi di pelo mossi da un leggero tremito.

Conclusione: conclude con una riflessione sull'infelicità del coniglio prigioniero.

Fuori dalla gabbia, sul tavolo, c'erano dei resti d'erba e una carota. Marcovaldo pensò a come doveva essere infelice chiuso là allo stretto, vedendo quella carota e non potendola mangiare.

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