La leggenda della mimosa - Un racconto per l'8 marzo, festa della donna

La leggenda della mimosa Elena, una giovane donna, si innamorò del Sole, lo guardava attratta dalla bellezza dei suoi raggi e i suoi occhi lo guardavano rapiti dalla sua forza, dal suo calore. Ma il Sole non ricambiò tanto amore e la colpì con lance di fuoco. Lei continuava ad amarlo e lo cercava con lo sguardo. Pianse per giorni cercando di trasmettergli il bene che gli voleva. Ed ecco che le lacrime caddero sul terreno e si trasformarono in tanti piccoli e profumati fiori gialli. Nacque la mimosa, il fiore simbolo della donna. Ercole Bonjean    © Visualizza e stampa Potrebbero anche interessarti: Festa della donna Festa della mamma Festa del papà Racconti, poesie e filastrocche, del maestro Ercole Immagine: improntaunika

La personificazione della primavera: "Il risveglio della terra", la metafora nella descrizione - Scheda stampabile





Il risveglio della terra

La terra si era addormentata. Una lunga pioggia leggera è scesa a cullare la fine del suo sonno. Lei sentiva ma ancora non si svegliava. Dolce dormire. Sorrideva, dietro le palpebre chiuse, a sentirsi frugare fra l'erba, a sentirsi toccare le violette nascoste.
Picchiettandola colle lunghe dita leggere, la pioggia le faceva il solletico, e le diceva pian piano: destati; e mormorava svegliati; e poi su, su, è l'ora, vestiti.
E la terra fingeva ancora di dormire, perché nulla era più dolce di quella carezza leggera e di quel dormiveglia.
Alla fine ha aperto gli occhi delle margheritine ed è rimasto un odore di terra bagnata nei giardini.

A. Campanile

Lo scrittore personifica la terra all'arrivo della primavera proprio come fosse una persona che si risveglia, che si crogiola nel letto.
Individuiamo le numerose metafore presenti nel brano ed evidenziamole.

Il risveglio della terra

La terra si era 
addormentata. Una lunga pioggia leggera è scesa a cullare la fine del suo sonnoLei sentiva ma ancora non si svegliava. Dolce dormire. Sorrideva, dietro le palpebre chiuse, a sentirsi frugare fra l'erba, a sentirsi toccare le violette nascoste.
Picchiettandola colle lunghe dita leggere, la pioggia le faceva il solletico, e le diceva pian piano: destati; e mormorava svegliati; e poi su, su, è l'ora, vestiti.
E la terra fingeva ancora di dormire, perché nulla era più dolce di quella carezza leggera e di quel dormiveglia.
Alla fine ha aperto gli occhi delle margheritine ed è rimasto un odore di terra bagnata nei giardini.

A. Campanile

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