Post

Visualizzazione dei post da gennaio 11, 2015

Racconti d'inverno: "La leggenda della mammola".

Immagine
La leggenda della mammola
C'era stato un inverno rigido e triste. La gente era stanca di soffrire il freddo, desiderava la primavera. Ma era soltanto febbraio! Però il Signore voleva consolare gli uomini con una lieta sorpresa. Adunò tutti i fiori del giardino celeste.
Domandò: - Chi di voi vuol scendere sulla terra a portarvi un po' dì conforto?
E' ancora freddo, ma la vista di un fiore fa bene al cuore. 
Tutti i fiori tentennavano le corolle, incerti di poter sfidare i rigori di febbraio. 
Andrò io - disse la brava mammola. 
E la mammola scese sulla terra mentre ancora durava la stagione invernale. Il Signore per aiutarla la collocò nelle siepi, fra erba appassita e foglie secche, al riparo dal vento. 
Si stentava a vederla tanto era nascosta! 
Però il suo profumo si spandeva intorno nei campi, il vento lo portava perfino in città. E gli uomini dicevano: 
- Sia ringraziato Dio! Profumo di mammole, promessa di sole, di tepore, di primavera vicina. 

E. Graziani Camillicci

Visualizza …

Il pupazzo di neve - Analisi del testo

Immagine
Il pupazzo di neve
Una luce bianchissima filtra attraverso le fessure delle persiane. In strada le automobili, passando, fanno un rumore diverso dal solito. Andrea si alza di scatto, corre alla finestra e spalanca le persiane. - Nevica, nevica! Luisella alzati! Andiamo ai giardini. Ai giardini Andrea e Luisella fanno un pupazzo di neve bellissimo. - Che peccato lasciarlo qui! - esclama Andrea. - Mi piacerebbe rimanere finché si scioglie – ribatte Luisella. A casa, mentre stanno mangiando, si sente suonare il campanello. Andrea corre e spalanca la porta al … pupazzo di neve! I due bambini, pazzi di gioia, saltellano attorno al loro amico e il pupazzo di neve si mette a giocare con loro agli astronauti. - Vedo le stelle che si avvicinano – grida Andrea. - Io vedo i crateri della luna – esclama Luisella. - Io vedo una bandiera – dice il pupazzo che ha gli occhi appannati dal caldo. Quando ormai è tardi, i due bambini si mettono il pigiama. - Vuoi che ti prepari un lettino per terra? - chiede Andrea …

"E chi non sa sciare?": filastrocca di Gianni Rodari

Immagine
E chi non sa sciare?

Poveretto chi non sa
sciare né pattinare.
Di tanta neve che se ne fa?
Tutto quel ghiaccio non gli serve a nulla.
Di tanta gioia lui non può godere:
al massimo si farà
una granita in un bicchiere.

Gianni Rodari

Immagine: radici di zenzero

Un terribile inverno di Guy de Maupassant

Immagine
Un terribile inverno
Quell'anno, l'inverno fu terribile. Sin dalla fine di novembre, dopo una settimana di brinate, aveva preso a nevicare. In una notte, la pianura rimase sepolta. Le masserie isolate, nelle loro corti quadrate, dietro le file dei grandi alberi brinati, sembravano addormentarsi sotto il cumulo di quel muschio bianco e leggero. Nessun rumore per la campagna immobile: soltanto i corvi, a stormi, descrivevano lunghe strisce nel cielo, cercando inutilmente di che mangiare, piombando tutti insieme sui campi e bazzicando. Nient'altro si udiva che il fruscio vago e continuo di quel pulviscolo che sempre cadeva. Per otto giorni interi continuò a nevicare, poi smise. E, per tre settimane, il cielo fu terso come un cristallo azzurro di giorno, e di notte tutto cosparso di stelle, che parevano cristalli di brina, tanto il vasto spazio si stendeva sullo specchio duro, unito e lucente della neve. Il piano, le siepi, gli olmi ai margini dei campi, tutto sembrava morto, uc…

Je suis CHARLIE

Immagine

La canzone dell'albero vecchio di Pablo Neruda

Immagine
La canzone dell'albero vecchio  
Ruscello, tu che passi mormorando  con la voce cristallina questa canzone,  tu che passi così, sempre cantando,  dando le tue acque come benedizione,
tu che sai di vita, tu che sai  l’allegria ridente dell’ amore.  Che ti dicono gli occhi degli uccelli?  Ti han detto della mia vita e del mio dolore?
Pablo Neruda
Immagine: ecoblog

Racconto: "Neve in montagna".

Immagine
Neve in montagna
La neve saliva, e gli uomini scavavano stretti passaggi per uscire e andare da una casa all'altra.  Del resto ogni casa era fornita del necessario, come una nave che sverna nei mari gelati ... Vi fu qualche turbine di vento.  La neve, sollevata, mulinava, ricadeva in stracci leggeri. La foresta gemeva, e si udivano gli scoppi dei rami che, troppo carichi e troppo tormentati, si spezzavano. In quei giorni la furia dell'aria riusciva a svelare tra le nubi larghi specchi di azzurro, e un raggio di sole accendeva fra tanto candore un brillio infinito. Sotto a un cielo di stelle la neve gelava, e nella tarda alba diffondeva riflessi di madreperla.  Poi di nuovo la cenere chiara si adunava da ogni parte, e ancora cadevano fitte le piume bianche.
Giuseppe Fanciulli
Immagine: trentinobenessere