Un giudizio personale, del tutto soggettivo!

Le prove oggettive di ingresso e di verifica dei prerequisiti delle conoscenze linguistiche alle scuole primarie e medie partono da presupposti quantomeno opinabili. E' vero che la prova oggettiva, sullo stile INVALSI per intenderci, ha il pregio del 2+2 fa 4 ma è anche vero che va a cogliere solo taluni aspetti della preparazione degli alunni. Nel concreto: se un alunno è capace di scrivere un qualsivoglia testo in forma corretta, e capace, dopo cinque anni di studi, di argomentare quanto dice non possiamo certo desumerlo e/o valutare dai quiz. Come è altrettanto vero che per saper esporre con chiarezza all'insegnante il proprio pensiero non basta porre una crocetta. E' un po' la tendenza nata dal 2000 con la scuola dell'autonomia che nata come diversità, si trasforma in uniformità di pensiero, in appiattimento delle idee. Come in ogni ragionamento, compreso questo, se la premessa è errata tutto quanto ne consegue è errato. Ma la mia opinione è del tutto personale, soggettiva, e poco uniforme, decisamente casual. 

Collegio docenti

Premetto di essere prevenuto da un punto di vista linguistico. La parola collegio non mi è mai piaciuta. Vi sono stato un anno e non ne ho un piacevole ricordo. C'è di meglio nella forma e nella sostanza. Il collegio dei docenti è' notevolmente peggiorato, sempre a mio parere, a seguito dell'autonomia di ogni singolo istituto. Un'altra parolaccia che circola sovente nei collegi è uniformità. E qui non è solo una questione di gusti linguistici. L'autonomia doveva essere l'esatto contrario, basta leggere la normativa in merito. Nasce come diversità dal centralismo e stigmatizza la priorità del libero insegnamento nella condivisione tra i docenti. Cooperazione che sfrutta la forza sinergica del gruppo a favore di una migliore qualità dell'azione didattica. Mi sembra che sia stato letteralmente stravolto il copione. Quando si assumono delle decisioni, tuttavia, siamo noi a votarle sempre che si discutano e si votino: uniformità nei testi, uniformità nei voti, uniformità nelle programmazioni, e chi è "causa del suo mal … pianga se stesso".

Ercole Bonjean

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