La leggenda della mimosa - Un racconto per l'8 marzo, festa della donna

La leggenda della mimosa Elena, una giovane donna, si innamorò del Sole, lo guardava attratta dalla bellezza dei suoi raggi e i suoi occhi lo guardavano rapiti dalla sua forza, dal suo calore. Ma il Sole non ricambiò tanto amore e la colpì con lance di fuoco. Lei continuava ad amarlo e lo cercava con lo sguardo. Pianse per giorni cercando di trasmettergli il bene che gli voleva. Ed ecco che le lacrime caddero sul terreno e si trasformarono in tanti piccoli e profumati fiori gialli. Nacque la mimosa, il fiore simbolo della donna. Ercole Bonjean    © Visualizza e stampa Potrebbero anche interessarti: Festa della donna Festa della mamma Festa del papà Racconti, poesie e filastrocche, del maestro Ercole Immagine: improntaunika

La punteggiatura: i due punti.

La punteggiatura: i due punti

I due punti costituiscono una pausa sui generis: può essere più breve o più lunga a seconda delle diverse situazioni linguistiche, vediamole:
  • L’uso più comune dei due punti è rappresentato dal discorso diretto, in questo caso la pausa ha la funzione di introdurre un dialogo: se ne accorgono i miei alunni di classe seconda sempre più appassionati per la lettura di racconti e fiabe. [ E il tessitore gli si rivolse furioso e disse: - Perché mi guardi in quel modo? Sei forse una spia che fa il gioco del nostro padrone? (tratto dal racconto “Il giovane re” di Oscar Wilde)].
  • E’ obbligatorio adoperarli in un elenco di cose: “Sarà opportuno predisporre tutto l’occorrente per costruire l’aquilone: carta colorata, stecche di legno, filo … “.
  • Assumono notevole rilevanza quando si esprimono idee o concetti: “Non dovrete mai dimenticare le idee cardine che hanno contraddistinto la Rivoluzione Francese: Liberté, Egalité, Fraternité”. Oppure: “I casi sono due: o annegare o nuotare”.
  • In ultimo la funzione più importante: l’utilizzo di questo particolare segno d’interpunzione a conclusione di un determinato ragionamento che esprime un’idea più chiara e precisa su quanto detto in precedenza. Un po’ lunghetto l’esempio che vi propongo ma rende l’idea: “Lungo le scale ho incrociato il barbiere che, a lavoro ultimato, se ne scendeva canticchiando per consumare la prima colazione che gli era stata preparata in cucina. Ho avuto fortuna: il morto era stato lasciato incustodito”. [“L’ombra e la meridiana” di Paolo Maurensig].
Ercole Bonjean  ©

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