DIDATTICA SCUOLA PRIMARIA

Didattica Scuola Primaria di Ercole Bonjean

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martedì 20 settembre 2016

Racconti d'autunno






Giornata d'ottobre


Era una limpida giornata d'ottobre. L'aria leggera e ancora calda di sole era scossa da un vento capriccioso. Su dai campi e dagli orti, saliva il fumo azzurro azzurro dei fuochi autunnali che riempiva la luminosa regione di un dolciastro odore di legno verde e bruciato. Nei giardini del villaggio fiorivano margherite, tardive rose pallide e fra le siepi luccicava ancora qualche ranuncolo. Sulla strada passava lentamente un carretto. La strada era in breve discesa: a sinistra campi mietuti e coltivazioni di patate non ancora raccolte, a destra una giovane abetaia. In rettilineo la strada portava nell'azzurro cielo invernale come sé, là in alto, il mondo dovesse finire.


Hermann Hesse


Paesaggio autunnale


Il sole non era ancora tutto apparso all'orizzonte.
Il cielo era tutto sereno.
Di mano in mano che il sole si alzava dietro il monte si vedeva la sua luce, dalla sommità dei monti opposti, scendere, come piegandosi rapidamente, giù per i pendii e nella valle.
Un venticello d'autunno, staccando le foglie appassite di gelso, le portava a cadere qualche passo distante dall'albero.


Alessandro Manzoni - I Promessi Sposi


I ricci e le mele


Una sera d'autunno, quando era già buio ma splendeva luminosa la luna, sono andato con un altro ragazzo, mio amico, in un campo pieno di alberi da frutto, specialmente di meli.
Ci siamo nascosti in un cespuglio, contro vento.
Ecco, a un tratto, sbucano i ricci, cinque: due più  grossi e tre piccolini.
In fila indiana si sono avviati verso i meli, hanno girellato tra l'erba e poi si sono messi al lavoro: aiutandosi coi musetti e con le gambette, facevano ruzzolare le mele, che il vento aveva il staccato dagli alberi, e le raccoglievano insieme in uno spiazzetto, ben vicine una all'altra.
Ma le mele giacenti per terra si vede che non bastavano; il riccio più grande, col muso per aria, si guardò attorno, scelse un albero molto curvo e si arrampicò, seguito da sua moglie.
Si posarono su un ramo carico e incominciarono a dondolarsi, ritmicamente: i loro movimenti si comunicarono al ramo, che oscillò sempre più spesso, con scosse brusche, e molte altre mele caddero per terra.
Radunate anche queste vicino alle altre, tutti i ricci, grandi e piccoli, si arrotolarono, con gli aculei irti, e si sdraiarono sui frutti, che rimanevano infilzati: c'era chi aveva poche mele infilzate (i riccetti), ma il padre e la madre erano riusciti a infilzare sette o otto mele per ciascuno.


Antonio Gramsci


Pioggia autunnale


"Alla fine dell'autunno, in un solo giorno, cambiava il tempo. Di notte dovevamo chiudere le finestre perché non entrasse la pioggia e il vento freddo strappava le foglie dagli alberi della piazza.
Le foglie giacevano fradice nella pioggia e il vento spingeva la pioggia contro il grosso autobus verde al capolinea".


Ernest Hemingway


Il platano in autunno


In mezzo al prato un platano allargava i suoi rami. Le foglie avevano varie tonalità, dal verde pallido al rosso rame, ma erano ancora attaccate al loro gambo e il platano, bellissimo a vedersi ne era fiero. Al mattino il bosco era ovattato da una fitta nebbia e i sentieri erano grigi. Il cielo sembrava ricoperto da pesanti panni grigiastri e il sole non dava alcun tepore. Il giorno seguente il platano era completamente spoglio. Le foglie giacevano per terra, formando una fitta corona tutt'intorno al tronco.


F. Salten


Pioggia autunnale in città


Da tre giorni piove senza tregua. L'acqua precipita sonante sui tetti, corre a rivoli nelle strade. La gente è stizzita; torme di ombrelli si buttano contro i muri quando le rasentano automobili e autobus sventaglianti spruzzi gialli e lunghi dalle ruote. Solo i vigili, nei loro impermeabili, raccolgono pazienti le acque del cielo e ... della terra.


G.B. Angioletti


I funghi


Il bosco in autunno è il trionfo dei colori. E' il momento in cui compaiono i funghi; essi spuntano tutti insieme. Ecco il porcino con il cappello color tonaca di frate cappuccino con il grosso piede color avorio; ecco il gallinaccio con il collaretto color arancione tutto piegoline; ecco l'ovolaccio con il suo ombrello rosso, punteggiato di lacrime bianche; e ancora il prataiolo con il suo parasole chiaro da vecchia signora.


M. Roland


La storia del vino


Dai, Vino Buono, racconta la tua storia!” chiedono tutte le bottiglie della cucina.
Uffa, che barba!” borbotta Aceto a cui non va mai bene niente.
Il Vino guarda i suoi amici e poi, non foss'altro che per far dispetto a suo cugino Aceto, incomincia a raccontare: “Dovete sapere che mio padre era un Gran Vigneto e mia madre era tanto dolce e buona che tutti gli altri grappoli la invidiavano. Molta gente veniva ad ammirare la mia famiglia ed io non ero ancora nato che già tutti dicevano: “Chissà che buon vino verrà fuori da voi!”.
Dopo che sono nato, mi hanno messo in una bottiglia verde con su una bella etichetta in cui era stata scritta la mia data di nascita ed il nome di mio papà, e mi hanno mandato in cantina a studiare da Vino Buono. Ho imparato un mucchio di cose, sapete: che non mi devo scuotere, per esempio, se no divento torbido, che non devo dare confidenza all'acqua e che … non devo dire mai malignità, per non rischiare di diventare Aceto!”.
Bravo!” urla Olio entusiasta. Anche le altre bottiglie applaudono e mentre Vino Buono ringrazia, Aceto, disperato, si butta a capofitto nell'insalata!


M. G. Bucceri rid. da “Mamma mi leggi?", ed. La Sorgente


La rondine che non sapeva volare


Mamma Coniglio fu svegliata da un rumore che veniva dall'esterno. Fuori c'era una piccola rondine che si lamentava: “Ho perso la mia mamma e il mio papà” diceva “e anche i miei fratelli e le mie sorelle. Sono volati tutti via, ma io non so volare.
Non preoccuparti” disse mamma Coniglio “puoi restare con noi!”.
Coniglietto e Benny furono felici di avere una nuova amica e Vrip, la rondine, si adattò bene alla vita dei coniglietti.
Dopo qualche giorno mamma Coniglio pensò che Vrip sarebbe dovuta andare a scuola con gli altri e la mandò.
Maestro Talpa fu sorpreso di vederla: “Non dovresti essere qui” disse “tutte le rondini sono già partite.
Partite per dove?” chiese Vrip.
Ogni anno in questo periodo” spiegò il maestro “le rondini volano verso i paesi caldi dove passano l'inverno.
Ma io non posso andare” disse Vrip “io non so volare.
Maestro Talpa fu irremovibile: “Dovrai imparare. Gufetto ti aiuterà.
Così Gufetto passò la mattina a insegnare a Vrip a volare. E il pomeriggio Mamma Coniglio fu sorpresa di vederla entrare in casa volando.
Vado a cercare i miei amici” spiegò Vrip “Grazie di avermi ospitato!”.
Mamma Coniglio sorrise e la salutò con la mano. “Vieni a trovarci l'estate prossima!” le gridò.


Andare in letargo


Quest'abitudine di andare in letargo può sembrare strana, ma bisogna ammettere che è piuttosto comoda e utilissima per evitare situazioni spiacevoli.
Se volete provare, il procedimento è molto semplice: dovete soltanto mettervi a letto e lasciarvi raffreddare un po' alla volta. Quando siete freddi pressappoco come un cubetto di ghiaccio, e respirate quel tanto da dimenticare come si fa, allora siete “caduti in letargo”.
Certo, gli animali vanno in letargo non per pigrizia, ma per motivi molto seri: quando il mondo è tanto freddo e non si trova niente da mangiare, alcuni animali si mettono a letto e non ci pensano più: dormono cinque, sei, sette mesi finché il brutto periodo è passato!


R. Schiavo adattamento da Il signor Noè e i suoi piccoli animali, ed. Mursia


In autunno nel bosco
Entrai nel bosco, sentivo il profumo delle foglie bagnate dalla brezza mattiniera. Pochi passi avanti trovai uno scoiattolo, nella sua tana, a sgranocchiare le nocciole, mi guardai intorno, il bosco era deserto: alberi spogli e secolari, tutti gli animali erano nascosti nelle loro tane e per terra vi era un tappeto di foglie di tanti colori diversi: verdi, gialle, rossicce, marroni. continuai ad andare avanti, faceva sempre più freddo, anche l'armonico cinguettio degli uccellini è di volta in volta più debole e stonato. Dopo qualche minuto avvistai un uccellino piccolo piccolo che saltellava di ramo in ramo. Ormai l'uscita dal bosco era vicina, tutto questo in me suscitò un gran piacere, tenerezza e infine tanta gioia: ero anche triste perché ero ormai fuori dal bosco, ma quelle immagini mi resteranno impresse nel cuore.


Giorgia, classe quinta


In autunno


E' autunno. Nel bosco gli alberi perdono le foglie rossicce che vengono accompagnate al suolo dal vento, come morte, a formare un tappeto sul terriccio umido. Io sto guardando quella specie di lenta pioggia di farfalle multicolori e provo il desiderio di prenderne qualcuna per ricordarmi del colorato autunno che ormai sta per finire. Ma la mia attenzione viene subito richiamata da un lieve scricchiolio: è un piccolo scoiattolo marrone che trasporta una ghianda fino al suo buco in un albero: fa tenerezza. Dopo un po' un venticello fresco solleva alcune foglie facendole roteare in aria. Nel bosco cala il silenzio. E' un silenzio magico accompagnato da un raggio di sole che filtra attraverso le piccole foglie degli alberi. E' rilassante. Ma ormai si sta facendo buio e, anche se la tristezza che provo uscendo dal bosco è tanta, non dimenticherò mai questa giornata.


Elisa, classe quinta


Mattine di novembre


Nelle mattine del principio di novembre il sole tiepido e bianco è disteso sulle campagne, dove il verde è ormai sparito.
Quel sole bianco fa pensare a un immenso bucato steso ad asciugare.
Sono le giornate che si chiamano "estate di San Martino".
Dalle cantine viene l'odore del mosto.
All'angolo della piazza riluce, sotto la padella di ferro nero, la bracia rossa per le castagne.
Una vecchia aria di danza ristagna sotto il soffitto di travi, fra tele di ragno che sono d'argento.


G. Raimondi


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Immagine: senigallianotizie

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