DIDATTICA SCUOLA PRIMARIA

Didattica Scuola Primaria di Ercole Bonjean

Didattica della lingua italiana - Didattica della Storia - Didattica della Geografia - Didattica della matematica - Il metodo globale fonematico - Esercizi di grammatica - Testi di vario tipo - Prove di verifica - Lettura e comprensione del testo - Ortografia - Schemi per la costruzione del testo - Schede di dettati svolti in classe - Schede di valutazione delle competenze - Aspetti normativi e deontologici della funzione docente - Il testo poetico: analisi ed interpretazione, schemi di lavoro, schede.

giovedì 24 aprile 2014

Scuola media di primo grado: didattica della lingua italiana ("Achille e Patroclo" dall'Iliade di Omero).

Achille e Patroclo: la vendetta di un eroe

Patroclo sedeva in silenzio ad ascoltare Achille, che sulla cetra d’argento cantava le gesta di antichi eroi, quando vide avanzare verso la tenda Ulisse, Aiace e il vecchio Fenice.
Achille sussultò, stupito, e si alzò per accogliere gli ospiti. Si rivolse poi al suo amico: - Patroclo, porta delle coppe e del vino, perché i miei migliori amici sono ora tutti sotto questo tetto.
Intanto egli stesso sistemò sullo spiedo carne di pecora e di capra insieme a una spalla di maiale. Patroclo distribuì sul desco il pane e tutti insieme, dopo aver offerto agli dèi i bocconi migliori, cominciarono a mangiare.
Quando furono sazi, Ulisse sollevò il calice in onore di Achille: - Abbiamo trovato qui ottimo cibo – disse. -Ma come possiamo mangiare con piacere, se tutto il nostro esercito è in pericolo? Tra poco Ettore, con l’aiuto di Zeus, piomberà su di noi come un fulmine e ci distruggerà insieme con le nostre navi. Ma se tu deponi la tua ira e torni a combattere, con la tua presenza allontanerai da noi la rovina. Frena il tuo cuore superbo, Achille: Agamennone, riconosciuto il suo torto, vuole risarcirti con ricchi doni e restituirti Briseide. Poni fine al tuo sdegno.
-No – rispose Achille. – Ho sempre ceduto ad Agamennone le parti migliori del bottino di guerra, e invece lui mi ha tolto il mio premio più grande: tiene con se la donna del mio cuore e ne gioisce. È questa la ricompensa per tutte le volte che ho combattuto e vinto? Ebbene, non combatterò più. Perché dovrei affrontare Ettore? Perché un vile come Agamennone possa gloriarsi delle imprese altrui? Non tornerò a combattere. Domani partirò.
Achille, però, non partì. E, pur avendo giurato di restare in disparte, lontano dalla battaglia, rimase ritto sulla poppa della sua nave a osservare la rovinosa fuga degli Achei.
All’improvviso chiamò Patroclo per chiedergli notizie.
-Chi è quel ferito che Nestore sta allontanando dalla mischia? Sembra Macaone…
-Vado a domandarglielo – rispose Patroclo. Poco dopo entrò nella tenda del vecchio Nestore: - Achille è ansioso di sapere chi è il ferito che hai portato via, verso le navi…
-Credi che Macaone sia l’unico dei nostri a essere ferito? – lo interruppe Nestore, avanzando verso di lui. – Non sai quanti nostri prodi guerrieri giacciono inermi presso le navi? E che cosa aspetta Achille a venir fuori dalla sua tenda? Che gli Achei siano tutti sterminati? Che Ettore incendi tutta la nostra flotta?
Patroclo taceva, colpito dalle parole del vecchio.
-Se proprio non vuole muoversi dalla sua tenda, se è tanto ostinato – continuò Nestore – che almeno dia a te le sue armi; così i Troiani, vedendoti, ti crederanno Achille, si spaventeranno e si ritireranno nella loro città…
Patroclo corse lungo il lido per tornare da Achille. Che cosa dire al suo amico? Nestore aveva ragione, i dolori si aggiungevano ai dolori, le sconfitte alle sconfitte: bisognava che Achille desistesse dal suo risentimento. Il discorso del vecchio Nestore lo aveva così profondamente turbato che entrò piangendo nella tenda di Achille.
-Che c’è, Patroclo? Mi porti brutte notizie? Dividi con me il tuo dolore.
-Tu che sei il più forte di tutti gli Achei, non sdegnarti del mio pianto. Tutti i nostri migliori guerrieri giacciono feriti nelle navi: i medici si affaticano intorno a loro con molte erbe. E tu, invece, non cedi. Non hai nessuna pietà! Non mi sembri figlio di Peleo e di Teti, ma del nero mare o di una rupe, e il tuo cuore è di pietra.
Si fermò per qualche secondo; poi, in tono più pacato, proseguì:
-Se ti turba una profezia dolorosa… manda me, ora, subito. Lascia che sia io, con indosso le tue armi, a guidare i Mirmidoni, a presentarmi al nemico per ingannarlo e per fargli credere che tu sia tornato: così i Troiani si ritireranno, e i nostri avranno finalmente un po’ di respiro…
-Che cosa dici, Patroclo? Non mi preoccupano predizioni nefaste… Piuttosto, ho dentro di me un fiero dolore, perché il rapimento di Briseide è stato per me un gesto troppo umiliante. Però io non volevo restare per sempre in collera: ho giurato che avrei deposto la mia ira se fosse giunto alle mie navi l’ululato di guerra. Prendi pure le mie armi e guida tu i Mirmidoni ma, ti prego, non lasciarti trascinare dall’ardore della battaglia: torna qui da me appena avrai salvato le navi.
Quando Patroclo uscì dalla tenda, Achille trasse dal forziere una grande coppa che usava solo per libare a Zeus, la sollevò e così pregò:
-Padre degli dèi e degli uomini, che hai posto il tuo trono fra i tuoni, fa’ che Patroclo allontani i Troiani dalle navi e che ritorni qui da me incolume.
Quando il fuoco cominciò a divorare una delle navi, Patroclo si vestì di bronzo lucente. Indossò i gambali di metallo, la corazza con ornamenti a forma di stella, l’elmo ornato di crini di cavallo; si armò della spada con borchie d’argento, del grande scudo e di due lance ( ma non di quella che solo Achille poteva maneggiare ). Prese, in fine, anche i cavalli di Achille, che volavano come il vento.
E quando il cocchio di Achille avanzò veloce, con Patroclo sfolgorante nelle armi dell’amico, i Troiani abbandonarono spaventati le navi achee mentre invano Ettore cercava di trattenerli. I Greci, rincuorati, incalzarono i loro nemici e ne fecero un atroce massacro.
Ettore e Patroclo furono infine di fronte: combattevano come due leoni, e ad essi si unirono le loro schiere, che si scontrarono ferocemente.
Improvvisamente il dio Apollo, che proteggeva i Troiani, avanzò nella mischia; Patroclo, nel gran tumulto, non lo vide perché gli veniva incontro velato di fitta nebbia. Apollo lo colpì e gli fece cadere dal capo l’elmo, che ruzzolò tra le zampe dei cavalli. Mai prima di allora l’elmo di Achille era stato imbrattato dalla polvere.
Tra le mani di Patroclo la lancia si ruppe, benché fosse di legno massiccio. Gli cadde lo scudo, che lo copriva interamente; poi Apollo gli slacciò la corazza.
Sbalordito, Patroclo si arrestò, e il troiano Euforbo ne approfittò per colpirlo alle spalle. Allora la lancia di Ettore attraversò da parte a parte il corpo di Patroclo, che cadde, gettando grande sconforto tra gli Achei.
-Pensavi di distruggere la nostra città? – gli gridò Ettore. – Pensavi di rendere schiave le nostre donne? Io terrò lontana dai miei la sconfitta, mentre tu resterai qui e gli avvoltoi ti divoreranno. Che cosa ti aveva ordinato Achille? Di non tornare senza avermi ucciso?
Patroclo, morente, gli rispose con fierezza:
-Hai vinto solo grazie all’aiuto di Apollo. Se mi avessero aggredito anche venti uomini come te, li avrei sconfitti con la mia lancia. Mi ha ucciso il destino per mano di Apollo, e mi ha colpito Euforbo. Tu vieni qui solo per terzo a spogliarmi delle mie armi. Ma ascolta quello che ti dico: tu morirai per mano di Achille.
Poi spirò. La sua anima scese nell’Ade, piangendo la sua sorte infelice e la giovinezza che fuggiva via.
-Chi sa… - disse Ettore, rivolgendosi al nemico già morto – chi sa che non sia invece io a uccidere Achille…
Poggiò poi con forza un piede sul corpo dell’Acheo per estrarne l’asta e lo spinse lontano.
Intanto, solo, accanto alle navi, Achille era in preda a tristi presagi: ricordava infatti un’oscura predizione di sua madre e temeva per la vita di Patroclo.
Ed ecco arrivare Antioclo, figlio di Nestore, che piangendo disse:
-Ahimè, figlio di Peleo, che triste messaggio ascolterai dalle mie labbra! È accaduto qualcosa che non doveva accadere… Patroclo è morto, e intorno al suo corpo ci si batte ancora… È nudo, perché le armi gliele ha prese Ettore.
Come una nuvola nera il dolore sommerse Achille: egli prese la cenere dal focolare e se ne cosparse il capo, imbrattando il bel viso e la veste profumata. Si gettò poi a terra nella polvere, gemendo muto. Antiloco, piangendo sommessamente, gli teneva le mani, temendo che nel suo cieco dolore l’eroe potesse togliersi la vita.
Dal profondo del mare Teti udì il pianto del figlio e accorse con tutte le altre ninfe. Il mare si aprì al loro passaggio, fino al lido dove le navi allineate facevano corona intorno ad Achille. Con un grido Teti strinse al seno la testa del figlio:
-Perché piangi, figlio? Perché soffri? Zeus ha operato in tuo favore: gli Achei sono stai costretti a rifugiarsi sulle navi, oppressi dalla sciagura e desiderosi di riaverti al loro fianco.
-È vero, madre; ma che piacere posso averne, se il mio caro amico è morto? Io lo amavo al di sopra di tutti i miei compagni, lo amavo come amo me stesso. E l’ho perduto. Ettore l’ha spogliato delle armi, quelle splendide armi che gli dèi regalarono a mio padre Peleo nel giorno delle nozze. Il mio dolore è così forte che non mi consente più di sopportare né la vita né la presenza di altri uomini, se prima Ettore non cadrà trafitto dalla mia lancia.
-Non dirlo! Non dirlo, figlio… - gridò Teti, piangendo – perché così tu affretti la tua morte… devo rivelartelo, ormai… dopo la morte di Ettore, si compirà il tuo destino.
-Allora morrò… ma prima voglio vendetta. Andrò in cerca di Ettore per ucciderlo.

Achille pianse a lungo sul corpo di Patroclo, che fu lavato, unto e cosparso di balsami.
Poi, con le nuove armi forgiate per lui dal dio Efesto, montò sul cocchio e tornò a combattere, deciso a  vendicare il suo amico.
Dall’alto di una torre Priamo, il vecchio re di Troia, vedendo che i suoi uomini fuggivano davanti ad Achille, ordinò di aprire le porte della città. I Troiani si precipitarono dentro le mura con cervi in fuga, inseguiti dagli Achei.
Solo Ettore, come incatenato dal destino, rimase fuori, nonostante le grida e i richiami di suo padre Priamo, che lo esortava disperato, a rientrare nella città e a salvarsi la vita. Anche Ecuba, sua madre, accorgendosi che Ettore stava per scontrarsi con Achille, lo supplicò piangendo di fuggire.
Ma Ettore aveva un unico desiderio: quello di combattere contro il suo nemico; perciò lo attese fermo al suo posto. All’apparire di Achille ebbe però un attimo di terrore, come se davanti a lui ci fosse stato non un uomo, ma un dio, e fuggì.
Per tre volte i due nemici corsero intorno alle mura di Troia. Infine Atena si avvicinò ad Achille e gli disse:
-Fermati, riprendi fiato. Convincerò Ettore a combattere.
Achille si appoggio alla lancia per riposarsi, mentre la dea, assunte le sembianze di Deifobo, fratello di Ettore, si avvicinò all’eroe troiano.
-Fermati, fratello – gli disse – e insieme respingeremo Achille.
-Tu sei sempre stato il più caro dei miei fratelli – disse Ettore – e ora lo sei anche di più, perché tu solo hai osato uscire dalla città per venirmi in aiuto.
-Combattiamo, dunque. E che non siano risparmiati i colpi di lancia.
I due eroi si trovarono così l’uno di fronte all’altro e il coraggioso Ettore disse:
-Non fuggo più, figlio di Peleo. Sono pronto a morire o a toglierti la vita. Ma se gli dèi mi saranno favorevoli io non sarò spietato con il tuo cadavere: renderò il tuo corpo agli Achei, dopo aver preso le tue armi divine.
-Niente patti tra noi, nemico odioso – rispose torvo Achille. – Nessun patto tra l’uomo e il leone, tra il lupo e l’agnello. Tra noi due non voglio giuramenti, né amicizia. Bada solo a richiamare tutta la tua audacia, perché ora la mia lancia ti trafiggerà e tu pagherai per le vite dei miei cari amici che hai ucciso.
Così dicendo, scagliò la lancia; ma Ettore, che aveva previsto il tiro, si piegò, schivandolo. Invisibile, Atena riportò l’arma ad Achille.
-Hai fallito il colpo – gli gridò Ettore. – Tu sembri un dio e speri di atterrirmi con vane parole. Ora, però, bada anche tu a evitare la mia lancia!
Ma la sua asta colpì soltanto lo scudo di Achille; e, quando Ettore si rivolse a Deifobo per chiedergli un’altra lancia, si accorse di essere stato ingannato: suo fratello non era accanto a lui. Comprese in quel momento che gli dèi avevano decretato la sua morte e decise che non sarebbe caduto da vile. Brandita la spada, si gettò su Achille, che, armato di lancia, studiava i gesti del troiano per colpirlo a morte.
L’unico punto che la corazza lasciava scoperto era la gola, e lì Achille diresse con furore il suo colpo. Ettore cadde ferito nella sabbia, e altero su di lui Achille esclamò:
-Ti sei creduto in salvo, dopo aver spogliato Patroclo delle armi. Ma io ho vendicato il mio amico. E cani e corvi strazieranno il tuo corpo. Mentre Patroclo avrà una tomba superba.
-Ti scongiuro – implorò l’eroe mentre moriva – rendi il mio corpo ai miei genitori in cambio dell’oro che certo ti daranno, affinché io abbia i dovuti onori funebri e trovi la pace nell’Ade.
-Non supplicarmi, miserabile – rispose Achille. – Nessuno ti sottrarrà alle belve: io non ti restituirò ai Troiani neppure in cambio di mille tesori.
-Sapevo che le mie preghiere sarebbero state inutili – disse Ettore. – Hai il cuore di ferro. Ma sta’ attento, perché qualche dio ti punirà per questo. – Così dicendo, spirò, e la sua anima volò giù nell’abisso, piangendo il suo destino e la perduta giovinezza.
-Muori – esclamò Achille – perché anch’io, dopo averti ucciso, accetterò di buon grado la mia morte, quando piacerà agli dei.
Svelse dal corpo di Ettore la lancia e lo spogliò delle armi insanguinate. Poi con una cinghia di pelle di bue legò il corpo del suo nemico al cocchio; trascinò così barbaramente il cadavere di Ettore, con il bel capo nella polvere, verso il mare.
All’atroce spettacolo Ecuba cominciò a gridare e a stento gli Troiani trattennero Priamo che, sconvolto dal dolore, voleva lanciarsi fuori delle porte. E Andromaca, moglie di Ettore, che udì le grida, tremò e corse fuori della reggia come una forsennata. E, quando riconobbe Ettore nel cadavere crudelmente trascinato verso le navi achee, la vista le si oscurò e svenne.
Achille scaraventò con disprezzo il corpo di Ettore accanto al letto su cui giaceva Patroclo. Poi, stanco per il combattimento, si addormentò sulla riva del mare.
In sogno gli apparve il suo amico. Era molto infelice: non poteva varcare lo Stige senza le dovute onoranze funebri:
-Tu mi curavi da vivo e mi trascuri da morto – lo rimproverò. – Solo con le fiamme del rogo avrò pace e potrò oltrepassare le porte del Buio.
-Farò ciò che desideri, amico mio – gli promise Achille e, ormai sveglio, tese le braccia verso di lui.
Ma l’ombra di Patroclo svanì sotto terra con uno strido, dileguandosi come fumo.

Trasposizione in prosa dall'Iliade di Omero

Scuola media di primo grado

Scheda didattica di apprendimento

Punto I

I cavalli di Achille volano come il vento.
Il dolore di Achille è come una nuvola nera.
L'ombra di Patroclo si dilegua come fumo.
  • Prova anche tu a stabilire dei paragoni:
Una persona può essere timida come ...............   forte come un .....................
può essere vile come ...................
lenta come ..........................  veloce come un ........................
  • Nelle seguenti frasi, presenti nel testo) sostituisci le parole in corsivo con un sinonimo.
  1. Molti dei più prodi (........................) guerrieri giacevano feriti nelle navi.
  2. Achille era in preda a tristi presagi (.........................).
  3. Priamo esortava (....................) Ettore a rientrare nella città.
  4. Bada solo a richiamare tutta la tua audacia (...................).
Punto II - I personaggi

Quali sentimenti provano, nel corso della storia, i seguenti personaggi? Attribuisci a ciascuno di essi quelli che ti sembrano più adeguati, scegliendoli tra i seguenti:
paura, rabbia, umiliazione, dolore desiderio di vendetta, preoccupazione, orgoglio, superbia, disperazione, tristezza.

Achille ..........................................................................................
Ettore ............................................................................................
Patroclo ........................................................................................
Ecuba ............................................................................................
Teti ...............................................................................................

L'ambiente e il tempo

Nel testo viene fornita una dettagliata descrizione delle armi di Achille, indossate da Patroclo. E' una tipica armatura dell'età del bronzo, i cui elementi sono quelli sotto elencati. Aiutati eventualmente con il vocabolario o fai una ricerca dei vari termini su internet e spiega a cosa servivano:

gambali ............................................................................................
corazza .............................................................................................
elmo .................................................................................................
scudo ................................................................................................
lancia ...............................................................................................
spada ................................................................................................

Spunti per la riflessione e per la produzione

Achille è un personaggio, molto orgoglioso, tanto che il suo risentimento gli impedisce di  tornare in battaglia. Solo il dolore e le parole di Patroclo lo convincono a cedergli le sue armi.
Ti è mai capitato di ostinarti in merito a una decisione che avevi preso? Racconta questa esperienza, specificando:

- In quale occasione è successo.
- Qual era la decisione
- Se qualcuno ha cercato di farti cambiare idea.
- Racconta se hai infine desistito oppure no, e come si è concluso l'episodio.

Se questo post ti è piaciuto, condividilo su FaceBook, Twitter o Google Plus
Se non hai trovato quello che cercavi, cerca nel sito

0 commenti:

Posta un commento