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venerdì 1 novembre 2013

"Gennaio: candido come neve" racconto di Fabio Tombari - Analisi, comprensione ed interpretazione del testo.

Gennaio: candido come neve

E la neve viene. Inaspettata, come una di quelle improvvisate su cui non si conta più. Arriva come e quando vuole.
Il capostazione, che sta riponendo i fiori sotto la tettoia, si sente baciare sul naso. Alza il capo, guarda sui binari; nulla.
Rada, silenziosa, un po' tremante, si posa sul pane di un fornaio, sulle prime carrette di ortaggi.
Nevica come una manna, come un mulino a vento, una primavera di milioni di farfalle che salgono e scendono da tutte le parti. Le volpi per non lasciar tracce si vedono costrette a fare dei salti intorno alla tana; un povero ladro di polli in gran fretta deve calzar le scarpe alla rovescia.
Si posa persino sui baffi di un monumento, sulla coda ritta di un gatto.
Amleto, il pasticciere, dalla porta del forno, s'affaccia soddisfatto sul mondo come su un trionfo di panna.
Qualche ora dopo siamo tutti al polo: coi passamontagna, i pelliccioni, i colbacchi; a sfidar la tormenta, i fischi, le risa, a bere il ponce. E nevica sempre, come se Iddio s'affannasse a coprir le tracce, le macchie, la pesta degli uomini. Fiorisce il calicanto. Spoglio, al freddo, tutto solo.
Così arriva gennaio. Mese di auguri, di speranze, di propositi, è candido come quella neve.

Fabio Tombari

Analisi, comprensione ed interpretazione del testo

Dividiamo il testo in tre sequenze:

Gennaio: candido come neve

Prima sequenza temporale

E la neve viene. Inaspettata, come una di quelle improvvisate su cui non si conta più. Arriva come e quando vuole.
Il capostazione, che sta riponendo i fiori sotto la tettoia, si sente baciare sul naso. Alza il capo, guarda sui binari; nulla.
Rada, silenziosa, un po' tremante, si posa sul pane di un fornaio, sulle prime carrette di ortaggi.

L'autore introduce l'argomento con la neve che comincia a scendere inaspettata, come quando si vuole fare una bella sorpresa; si posa lentamente sulle persone e sulle cose, lo comprendiamo dal capostazione quando si sente baciare sul naso, ma si guarda intorno e non sa chi lo bacia. Dall'uso degli aggettivi qualificativi: rada, tremante. Arriva come e quando vuole, in punta di piedi, silenziosa; lo scrittore personifica la neve e la vive come un dono giunto dal cielo.

Seconda sequenza temporale

Nevica come una manna, come un mulino a vento, una primavera di milioni di farfalle che salgono e scendono da tutte le parti. Le volpi per non lasciar tracce si vedono costrette a fare dei salti intorno alla tana; un povero ladro di polli in gran fretta deve calzar le scarpe alla rovescia.
Si posa persino sui baffi di un monumento, sulla coda ritta di un gatto.
Amleto, il pasticciere, dalla porta del forno, s'affaccia soddisfatto sul mondo come su un trionfo di panna.
Qualche ora dopo siamo tutti al polo: coi passamontagna, i pelliccioni, i colbacchi; a sfidar la tormenta, i fischi, le risa, a bere il ponce.

Ora la nevicata aumenta d'intensità, scende abbondante come una manna, i fiocchi di neve sospinti dal vento roteano con sempre maggiore intensità come un mulino a vento, una primavera di milioni di farfalle: i fiocchi di neve sono tantissimi simili a farfalle bianche nella stagione primaverile. Lo scrittore esprime tutta la sua gioia per la nevicata giunta all'apice della sua forza.
Lo spettacolo della nevicata lo mette di buon umore e il testo assume connotati umoristici: le volpi costrette a saltare per non lasciare tracce intorno alla tana, un povero ladro di polli che nella fretta di scappare si mette le scarpe alla rovescia. La neve diventa birichina e si posa sui baffi di un monumento e sulla coda ritta di un gatto.
E' contento anche Amleto il pasticciere che vede la coltre di neve bianca come un trionfo di panna. La gente esce dalle case come se fosse al polo: sfida la tormenta (il tono è chiaramente ironico), coi passamontagna, coi pelliccioni e i colbacchi. La neve che cade e imbianca tutto rende le persone allegre: vivono il momento con gioia, i fischi e le risa, e ne approfittano per bersi un bel ponce buono e caldo.

Terza sequenza

E nevica sempre, come se Iddio s'affannasse a coprir le tracce, le macchie, la pesta degli uomini. Fiorisce il calicanto. Spoglio, al freddo, tutto solo.
Così arriva gennaio. Mese di auguri, di speranze, di propositi, è candido come quella neve.

Nell'ultima parte del testo l'autore immagina la candida neve come la benedizione di Dio per coprire le macchie dei peccati degli uomini. Spunta il calicanto, unico profumato fiore nella distesa nevosa. Gli uomini rinnovano le loro speranze, i loro progetti migliori nel mese di gennaio: candido come la neve.

Individuiamo nel testo le metafore e le similitudini.
  • si sente baciare sul naso > un uso dolcissimo della metafora, uno dei primi fiocchi di neve diventa un bacio.
  • nevica come una manna > la similitudine sottolinea la gioia della neve che scende, vista come un dono di Dio agli uomini come un evento straordinariamente favorevole.
  • come un mulino a vento > la similitudine rende l'idea del movimento della neve: i fiocchi che sospinti dal vento roteano su se stessi.
  • una primavera di milioni di farfalle > la similitudine della neve simili alle farfalle bianche in primavera, ma molto più numerose (milioni).
  • come un trionfo di panna > Amleto il pasticciere immagina la neve come un'immensa distesa di panna, come un riconoscimento (trionfo, soddisfatto), per il proprio lavoro.

classe quinta – secondo quadrimestre

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