DIDATTICA SCUOLA PRIMARIA

Didattica Scuola Primaria di Ercole Bonjean

Didattica della lingua italiana - Didattica della Storia - Didattica della Geografia - Didattica della matematica - Il metodo globale fonematico - Esercizi di grammatica - Testi di vario tipo - Prove di verifica - Lettura e comprensione del testo - Ortografia - Schemi per la costruzione del testo - Schede di dettati svolti in classe - Schede di valutazione delle competenze - Aspetti normativi e deontologici della funzione docente - Il testo poetico: analisi ed interpretazione, schemi di lavoro, schede.

venerdì 12 aprile 2013

"Pinocchio" di Carlo Collodi, capitolo XII: "Il burattinaio Mangiafoco regala cinque monete d'oro a Pinocchio perché le porti al suo babbo Geppetto: e Pinocchio, invece, si lascia abbindolare dalla Volpe e dal Gatto e se ne va con loro".



XII
Il burattinaio Mangiafoco regala cinque monete d'oro a 
Pinocchio perché le porti al suo babbo Geppetto: e Pinocchio, invece, si lascia abbindolare dalla Volpe e dal Gatto e se ne va con loro. 

Il giorno dipoi Mangiafoco chiamò in disparte Pinocchio e gli domandò:
– Come si chiama tuo padre?
– Geppetto.
– E che mestiere fa?
– Il povero.
– Guadagna molto?
– Guadagna tanto, quanto ci vuole per non aver mai un centesimo in tasca. Si figuri che per comprarmi l’Abbecedario della scuola dové vendere l’unica casacca che aveva addosso: una casacca che, fra toppe e rimendi, era tutta una piaga.
– Povero diavolo! Mi fa quasi compassione. Ecco qui
cinque monete d’oro. Vai subito a portargliele e salutalo tanto da parte mia.
Pinocchio, com’è facile immaginarselo, ringraziò mille
volte il burattinaio, abbracciò, a uno a uno, tutti i burattini della Compagnia, anche i giandarmi: e fuori di sé dalla contentezza, si mise in viaggio per tornarsene a casa sua.
Ma non aveva fatto ancora mezzo chilometro, che incontrò per la strada una Volpe zoppa da un piede e un Gatto cieco da tutt’e due gli occhi, che se ne andavano là là, aiutandosi fra di loro, da buoni compagni di sventura.
La Volpe che era zoppa, camminava appoggiandosi al
Gatto: e il Gatto, che era cieco, si lasciava guidare dalla Volpe.
– Buon giorno, Pinocchio, – gli disse la Volpe, salutandolo garbatamente.
– Com’è che sai il mio nome? – domandò il burattino.
– Conosco bene il tuo babbo.
– Dove l’hai veduto?
– L’ho veduto ieri sulla porta di casa sua.
– E che cosa faceva?
– Era in maniche di camicia e tremava dal freddo.
– Povero babbo! Ma, se Dio vuole, da oggi in poi non
tremerà più!...
– Perché?
– Perché io sono diventato un gran signore.
– Un gran signore tu? – disse la Volpe, e cominciò a ridere di un riso sguaiato e canzonatore: e il Gatto rideva anche lui, ma per non darlo a vedere, si pettinava i baffi colle zampe davanti.
– C’è poco da ridere, – gridò Pinocchio impermalito. –
Mi dispiace davvero di farvi venire l’acquolina in bocca,
ma queste qui, se ve ne intendete, sono cinque bellissime monete d’oro.
E tirò fuori le monete avute in regalo da Mangiafoco.
Al simpatico suono di quelle monete la Volpe, per un
moto involontario, allungò la gamba che pareva rattrappita, e il Gatto spalancò tutt’e due gli occhi, che parvero due lanterne verdi: ma poi li richiuse subito, tant’è vero che Pinocchio non si accorse di nulla.
– E ora, – gli domandò la Volpe, – che cosa vuoi farne
di codeste monete?
– Prima di tutto, – rispose il burattino, – voglio comprare per il mio babbo una bella casacca nuova, tutta d’oro e d’argento e coi bottoni di brillanti: e poi voglio comprare un Abbecedario per me.
– Per te?
– Davvero: perché voglio andare a scuola e mettermi a studiare a buono.
– Guarda me! – disse la Volpe. – Per la passione sciocca di studiare ho perduto una gamba.
– Guarda me! – disse il Gatto. – Per la passione sciocca di studiare ho perduto la vista di tutti e due gli occhi.
In quel mentre un Merlo bianco, che se ne stava appollaiato sulla siepe della strada, fece il solito verso e disse:
– Pinocchio, non dar retta ai consigli dei cattivi compagni: se no, te ne pentirai!
Povero Merlo, non l’avesse mai detto! Il Gatto, spiccando un gran salto, gli si avventò addosso, e senza dargli nemmeno il tempo di dire ohi se lo mangiò in un boccone, con le penne e tutto.
Mangiato che l’ebbe e ripulitasi la bocca, chiuse gli occhi daccapo e ricominciò a fare il cieco, come prima.
– Povero Merlo! – disse Pinocchio al Gatto, – perché
l’hai trattato così male?
– Ho fatto per dargli una lezione. Così un’altra volta
imparerà a non metter bocca nei discorsi degli altri.
Erano giunti più che a mezza strada, quando la Volpe,
fermandosi di punto in bianco, disse al burattino:
– Vuoi raddoppiare le tue monete d’oro?
– Cioè?
– Vuoi tu, di cinque miserabili zecchini, farne cento,
mille, duemila?
– Magari! E la maniera?
– La maniera è facilissima. Invece di tornartene a casa
tua, dovresti venire con noi.
– E dove mi volete condurre?
– Nel paese dei Barbagianni.
Pinocchio ci pensò un poco, e poi disse risolutamente:
– No, non ci voglio venire. Oramai sono vicino a casa,
e voglio andarmene a casa, dove c’è il mio babbo che m’aspetta.
Chi lo sa, povero vecchio, quanto ha sospirato ieri,
a non vedermi tornare. Pur troppo io sono stato un figliolo cattivo, e il Grillo-parlante aveva ragione quando diceva:
«I ragazzi disobbedienti non possono aver bene in questo
mondo». E io l’ho provato a mie spese, Perché mi sono capitate di molte disgrazie, e anche ieri sera in casa di Mangiafoco, ho corso pericolo... Brrr! mi viene i bordoni soltanto a pensarci!
– Dunque, – disse la Volpe, – vuoi proprio andare a
casa tua? Allora vai pure, e tanto peggio per te!
– Tanto peggio per te! – ripeté il Gatto.
– Pensaci bene, Pinocchio, perché tu dai un calcio alla
fortuna.
– Alla fortuna! – ripeté il Gatto.
– I tuoi cinque zecchini, dall’oggi al domani sarebbero
diventati duemila.
– Duemila! – ripeté il Gatto.
– Ma com’è mai possibile che diventino tanti? – domandò Pinocchio, restando a bocca aperta dallo stupore.
– Te lo spiego subito, – disse la Volpe. – Bisogna sapere che nel paese dei Barbagianni c’è un campo benedetto, chiamato da tutti il Campo dei miracoli. Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro per esempio uno zecchino d’oro. Poi ricuopri la buca con un po’ di terra: l’annaffi con due secchie d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto.
Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro, quanti chicchi di grano può avere una bella spiga nel mese di giugno.
– Sicché dunque, – disse Pinocchio sempre più sbalordito, – se io sotterrassi in quel campo i miei cinque zecchini, la mattina dopo quanti zecchini ci troverei?
– È un conto facilissimo, – rispose la Volpe, – un conto che puoi farlo sulla punta delle dita. Poni che ogni zecchino ti faccia un grappolo di cinquecento zecchini: moltiplica il cinquecento per cinque e la mattina dopo ti trovi in tasca duemila cinquecento zecchini lampanti e sonanti.
– Oh che bella cosa! – gridò Pinocchio, ballando dal-
l’allegrezza. – Appena che questi zecchini gli avrò raccolti, ne prenderò per me duemila e gli altri cinquecento di più lidarò in regalo a voi altri due.
– Un regalo a noi? – gridò la Volpe sdegnandosi e chiamandosi offesa. – Dio te ne liberi!
– Te ne liberi! – ripeté il Gatto.
– Noi, – riprese la Volpe, – non lavoriamo per il vile
interesse: noi lavoriamo unicamente per arricchire gli altri.
– Gli altri! – ripeté il Gatto.
– Che brave persone! – pensò dentro di sé Pinocchio: e dimenticandosi lì sul tamburo, del suo babbo, della casacca nuova, dell’Abbecedario e di tutti i buoni proponimenti fatti, disse alla Volpe e al Gatto:
– Andiamo pure. Io vengo con voi.

Comprensione del testo

  1. Perché Mangiafoco si commuove?
  2. Cosa regala a Pinocchio?
  3. Chi incontra Pinocchio?
  4. Com'erano il Gatto e la Volpe?
  5. Perché il gatto si mangia il merlo bianco?
  6. Come si chiama il paese dove Pinocchio potrà diventare ricco?
  7. Come farà a moltiplicare le cinque monete d'oro?
  8. Perché Pinocchio decide di seguire il Gatto e la Volpe?
Interpretazione del testo
  1. Ti sembrano sinceri il Gatto e la Volpe?
  2. Da cosa si capisce che il Gatto e la Volpe sono dei truffatori?
  3. Perché Pinocchio gli crede?

Se questo post ti è piaciuto, condividilo su FaceBook, Twitter o Google Plus
Se non hai trovato quello che cercavi, cerca nel sito

0 commenti:

Posta un commento