Tema: "Non sempre le avventure capitano nei romanzi, quella volta ad esempio … "








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Non sempre le avventure capitano nei romanzi, quella volta ad esempio …

Cari lettori, i romanzi sono molto belli ed anche le loro avventure, ma spesso le avventure della realtà, come questa storia che vi sto raccontando, superano i confini della fantasia.
In una bella giornata di sole a San Giacomo io e la mia banda accompagnati da mia mamma, una sua amica e mia nonna siamo andati a vedere i cavalli al maneggio.
Io, Alessandro e David eravamo in bicicletta mentre tutti gli altri a piedi.
Ad un certo punto si alzò un vento forte che annunciava un temporale perché le nuvole erano diventate sempre più grigie e minacciose.
Allora l'amica di mia mamma andò a prendere la macchina perché il cielo avvertiva che avrebbe piovuto.
Quando arrivò l'amica di mia mamma con la macchina stava già piovigginando e allora la mia banda, mia mamma e questa signora salirono in macchina.
Io, Alessandro e David chiedemmo: “Possiamo andare da soli?”. Una voce rispose:”No, vi accompagno io” ed era mia nonna, perché aveva paura dei fulmini. Sinceramente anch'io avevo una grande paura.
Più il tempo passava più il temporale si avvicinava e i nostri cuori battevano all'impazzata. Ad un tratto sentimmo un tuono fortissimo ed io feci un salto dallo spavento.
Accelerai l'andatura, ma mi ricordai della nonna allora mi fermai, mi girai e non la trovai. Presi il coraggio a due mani e tornai indietro. La trovai dentro un portone perché cercava di ripararsi da uno scroscio d'acqua più violento. La strada sembrava un torrente allora la nonna mi disse di avviarmi verso Alessandro e David perché lei ci avrebbe raggiunti quando si calmava la pioggia.
Ritornai sui miei passi dove mi aspettavano Alessandro e David. A tutto gas, bagnati come pulcini, raggiungemmo il nostro quartiere in subbuglio per il nostro ritardo.
Dopo qualche minuto in lontananza vedemmo la nonna bagnata e infreddolita ed insieme a lei, mi ero dimenticata di scriverlo, c'era Picki la sua cagnolina che sembrava un topo spelacchiato.
A questo punto era arrivato il momento dei saluti e davanti a una cioccolata calda raccontammo la nostra disavventura.

(Valentina, classe quinta, 1997)

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