Analizzare e comprendere un testo poetico: "San Martino" di Giosuè Carducci: poesia, prosa, biografia dell'autore - Analisi, comprensione, commento, illustrazione del testo.




Analizzare e comprendere un testo poetico.

San Martino

La nebbia a gl' irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l' anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
sull'uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com' esuli pensieri,
nel vespero migrar.

Giosuè Carducci

Prosa della poesia

La nebbia sciogliendosi in una leggera pioggerella risale per le colline rese quasi ispide dalle piante oramai prive di fogliame e, spinto dal vento freddo di nord ovest, il mare rumoreggia frangendosi sulla scogliera, con onde dalla spuma bianca. Ma per le vie del piccolo paese contadino si diffonde, dai tini dove fermenta il mosto, l'odore aspre del vino nuovo che rallegra i cuori. E intanto sulla brace del focolare scoppiettano le gocce di grasso che cadono dallo spiedo su cui cuoce la cacciagione; e il cacciatore se ne sta sull'uscio a guardare stormi di uccelli che a contrasto con le rosse nubi del tramonto sembrano neri, come quei pensieri che si vorrebbe mandar via lontano.


"San Martino" di Giosuè Carducci - Analisi testuale - Semantica

Prima strofa

Irti:coperti di alberi ormai nudi.
Piovigginando:continuare a piovere in modo leggero.
Maestrale: vento caratteristico del mar Tirreno proveniente da maestro cioè da nord ovest.

Seconda strofa

Nella seconda strofa, sul paesaggio tetro e autunnale, irrompe l'allegria data dall'operosità dell'uomo ( i tini che ribollono per il mosto che sta fermentando e lo spiedo sul fuoco).
Spiedo: è antica parola di origine germanica che nel medioevo si usava come arma.
Scoppiettare: (verbo legato alla parola spiedo) significa scoppi piccoli e frequenti.

Terza strofa

Nell'ultima strofa si trova una riflessione più pensierosa: il cacciatore (che ora si trova nella stagione propizia) guarda ( a rimirar) gli uccelli migratori che fanno venire in mente al poeta i "pensieri esuli" che se ne vanno via in libertà.
Nella poesia si trova una similitudine quando il poeta usa una metafora per descrivere il mare in forte movimento mosso dalla 
forza del vento, lo personifica con il verbo "urla".

Nella poesia si trova una similitudine quando il poeta immagina i pensieri che se ne vanno verso sera come uccelli che migrano verso paesi lontani "Tra le rossastre nubi stormi di uccelli neri com'esuli pensieri nel vespero migrar".


Giosuè Carducci fu il primo italiano ad ottenere il Premio Nobel (1906), questa la motivazione:


«Non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all'energia creativa, alla purezza dello stile ed alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica»

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