DIDATTICA SCUOLA PRIMARIA

Didattica Scuola Primaria di Ercole Bonjean

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lunedì 25 ottobre 2010

Raccontare un'esperienza personale: "Un capodanno davvero insolito", fatti, commenti, sensazioni.




Un capodanno davvero insolito

Erano le ore diciotto del 31 dicembre 2006; io, Matteo e la mamma stavamo preparando la tavola al bar di papà per il cenone di Capodanno con i nostri amici.
Ero felice perché sapevo che dopo la mezzanotte ci saremmo messi tutti a giocare con dei bellissimi giochi, dopo aver fatto scoppiare alcuni petardi, non pericolosi per noi bambini. Finalmente giunse l'ora tanto attesa. Il tempo inesorabile lasciò alle spalle il 2006: cominciammo a festeggiare e a ballare tutti insieme per l'arrivo del nuovo anno.
Provavo grande gioia e sentivo le gambe che chiedevano di muoversi; fu così che mi lancia in un ballo rap; ad un certo punto mi venne in mente di fare una verticale e mentre ero a testa in giù, con le gambe sollevate e le braccia a terra, il mio braccio cedette, piegandosi e facendo “crack”!
Provai un dolore acuto e temevo che qualcosa di brutto fosse accaduto. Per non rovinare la festa non dissi niente a nessuno, ma un'amica della mamma si accorse che avevo il braccio gonfio.
A quel punto i miei si preoccuparono e la mamma disse che secondo lei avevo l'osso del braccio fuori posto e che quindi era il caso di andare al pronto soccorso dell'ospedale. Durante il viaggio il mio cuore batteva forte e nella mia mente si accavallavano pensieri poco allegri.
Una volta giunti a destinazione suonammo il campanello ma nessuno rispose, perché i dottori e le infermiere stavano ancora festeggiando. La mamma, stufa, suonò talmente a lungo da svegliare i pazienti dell'ospedale e non appena aprirono la porta disse: "Buon anno a tutti!". Arrivò un dottore, molto gentile e simpatico, che mi disse che avevo una frattura al legno verde; mi spiegò cosa significasse e poi in quattro manovre davvero dolorose migliorò la mia frattura, che da scomposta divenne composta.
Dopo questo intervento mi misero la doccia al braccio in attesa del gesso, che mi avrebbero messo il giorno dopo.
Il dottore voleva darmi l'attestato del bambino coraggioso, perché nonostante il dolore mi ero comportato da vero campione, ma siccome erano finiti i diplomini mi dovetti accontentare dei complimenti.
Andati via dal pronto soccorso e arrivati al bar di papà trovai tutti i nostri amici tristi e preoccupati.
Finì la festa ed erano solo le due.
Papà era molto in ansia per me, ma io con gran tono di voce dissi a tutti:
"Non importa, perché chi mal comincia bel finisce!".

Francesco, classe terza

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